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Tor di Valle, a rischio lo Stadio della Discordia

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La storia dello stadio della Roma,Cavallo di Troia per la speculazione”, ha attivato un gran senso di disagio non solo tra gli elettori del M5s, ma ha fatto emergere pure le contraddizioni sulle scelte fatte e le modalità usate. Se per molti esperti urbanisti era sbagliata la struttura portante della delibera che ne autorizzava la costruzione, dopo il parere negativo del ministero dei Beni culturali, si allontana l’ipotesi di stadio a Tor di Valle. A meno che…

di Maurizio Ceccaioni

Anche se è tanta la confusione sotto il cielo della Capitale, la situazione non è per nulla eccellente, come invece teorizzava Mao Tse-tung. Se non fossero bastati i miliardi di debiti accumulati dal comune di Roma in decenni di gestioni poco oculate, l’amministrazione pentastellata a guida Virginia Raggi ha dovuto fare i conti con la storia delle “Olimpiadi mancate”. Ma si è fatta notare soprattutto per i continui cambi di assessori, le scelte poco oculate dei collaboratori e le nemmeno tanto velate diatribe interne al movimento.
Tempi duri per i troppo buoni”, diceva una vecchia pubblicità dei biscotti, ma a Roma, i troppo buoni sono detti “fregnoni”. Un attributo che si potrebbe assegnare a chi è credulone e si beve tutto quello che gli si racconta. Un ruolo che inizialmente sembrava si fosse autoassegnato la giunta capitolina per quelle condotte inspiegabili per il popolo elettore. Poi il colpo di scena mediatico, con le dimissioni di Paolo Berdini, fino allora inascoltato assessore all’Urbanistica e Infrastrutture della Capitale. Appena pochi giorni prima dell’arrivo del parere negativo del Ministero dei Beni culturali, per lo stadio di Tor di Valle.
Paolo Berdini-01Un parere richiesto da Paolo Berdini (foto a lato) alla Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio di Roma già molto prima di lasciare l’incarico. È arrivato tardi per garantirne la permanenza in giunta, quel provvedimento firmato dalla soprintendente Margherita Eichberg, ma in tempo per mettere in discussione quello che non solo per la deputata M5s Roberta Lombardi (foto sotto da Lettera 43) è l’ennesimo scempio edificatorio in una città, considerata «da sempre in mano alla speculazione edilizia». Pare infatti che, a differenza di quanto accaduto per il Velodromo dell’Eur realizzato per le Olimpiadi di Roma 60, l'Ippodromo di Tor di Valle (dello stesso periodo), vada tutelato per la “significativa valenza architettonica”. Quindi, se non si potesse realizzare nulla più alto dell’esistente, si boccerebbero di fatto il progetto di Eurnova srl, società partecipata dal Gruppo Parnasi e dalla Stadio Tdv spa del presidente dell’As Roma James PallottaIl “soggetto proponente”, grazie alla Delibera del Consiglio comunale n. 132 del 22 dicembre 2014, aveva richiesto di realizzare in quell’area golenale del Tevere, sia lo stadio dell’As Roma, che un Business Park con tre torri direzionali progettate da Daniel Libeskind e alte fino a 230 metri, con residenze, uffici un centro commerciale e una multisala cinematografica.
L’investimento complessivo sarebbe di 1,6 miliardi, comprese le opere a scomputo. Il progetto dello stadio della Roma, oltre che sul sito dell’Urbanistica del Comune, è visibile anche su quello realizzato dalla Regione_Lazio e presentato a novembre 2016 da Nicola Zingaretti, convinto sostenitore dell’opera, in occasione della prima seduta della Conferenza dei servizi
Caldeggiato dall’allora assessore all’Urbanistica Giovanni Caudo, fu approvato dalla giunta Marino e considerato “opera di pubblica utilità” secondo l’articolo 1, comma 304, lettera a della L.147/2013. Il tutto – come spesso accade a Roma - in deroga al Prg del 2008. Un’interpretazione ritenuta perlomeno singolare dagli esperti. Come quelli del Tavolo Tecnico dell’Urbanistica del M5s, che hanno presentato una richiesta motivata e documentata per l’annullamento della Delibera n. 132 - a loro dire - falsata in partenza per l’inapplicabilità della “pubblica utilità delle opere”. Come precisato nella Bozza inviata in Campidoglio, si sta parlando di 354 mila mq di superficie lorda, pari a oltre 1 milione di mc, di cui solo il 14% interesserebbero lo stadio, mentre il restante 86% riguarderebbe opere non direttamente correlare a quanto previsto proprio in relazione al succitato articolo 1, comma 304, lettera a, della Legge di stabilità 2013, ribattezzato “Legge sugli stadi”.
Area Stadio Roma-1Il 50% del terreno, comprato a inizio 2013 dalla Sais spa al prezzo di 42 milioni di euro (vedi_articolo), è di Parsitalia, società del gruppo Parnasi, dalla quale Unicredit attende il rientro di diverse centinaia di milioni. Ma mancherebbe il terreno per completare gli standard urbanistici, cioè gli spazi pubblici destinati alle “attività collettive”, come i previsti 11.500 parcheggi tra moto e posti auto.
Da quanto è emerso durante un’assemblea di esperti, per la loro realizzazione servirebbe espropriare anche la restante area, appartenente a una società con sede in Lussemburgo, ma riferibile alla vedova del costruttore Renato Armellini. E proprio quella di fare un favore agli Armellini, in pieno contenzioso col comune di Roma per qualche milione di tasse non pagate, era l’accusa lanciata dai grillini in Consiglio comunale, all’approvazione della Delibera 132/14.
Dovrebbe essere il Comune a farsi carico dell’esproprio del terreno per il completamento degli impegni progettuali, da passare a Eurnova srl, che lo pagherebbe a costo “agricolo” (circa 15-20 milioni). Cifra che col progetto approvato, verrebbe sicuramente contestata in tribunale, scaricando eventuali maggiorazioni (si dice sui 220 milioni) sulla collettività.
Se per il noto urbanista Vezio De Lucia si tratterebbe della «più grande speculazione edilizia a Roma nel XXI secolo», sono in tanti anche nel centrodestra, tra cui Vittorio Sgarbi e Maurizio Gasparri, a ritenere inadatta la scelta dell’area. Ma il vero problema, dicono gli urbanisti del Tavolo tecnico del M5s, «Oltre per le enormi torri, dalle nostre stime il problema non sarebbe lo stadio coi suoi afflussi, ma quelle decine di migliaia di persone che mattina e sera si sposterebbero da e verso quell’area, una volta popolati gli edifici».
A sentire varie campane, sono molte le storie particolari che emergono da questa vicenda. Come l’interessamento della giunta Marino, ad avallare questa scelta proprio qui e trovare anche quello che viene ritenuto un escamotage per portarla a compimento, tra le circa 90 aree individuate, anche col riutilizzo di spazi dismessi. Dubbi non campati in aria, come quelli espressi a più riprese dai circa quaranta comitati di quartiere, associazioni e forum romani, che parlano chiaramente di interessi consolidati dietro all’operazione e di certezza nel non rispetto degli impegni. A cominciare dal tronchetto della metro B da Magliana, che secondo il Comitato Pendolari Roma Ostia è stato già a bocciata dai tecnici del Comune e di Atac, per mancanza fisica di spazi per altri binari, a meno di abbattere i capannoni delle Officine Atac di Magliana.
Roberta Lombardi Ph. Lettera 43Tra gli attori di questa storia
, oltre a Eurnova srl c’è la Goldman Sachs bank, che ha già anticipato 30 milioni di euro per il progetto e la banca d’affari Rothschild, consulente finanziario di Luca Parnasi, che seguì anche il project financing dello Juventus Stadium di Torino. Da poco è arrivato per le trattative post Berdini, anche l’avvocato genovese Luca Lanzalone, specializzato in diritto societario, che avrebbe confermato l’intenzione di trovare un accordo tra le parti. Ma quelli più ascoltati dal popolo giallorosso, sono stati gli interventi di due testimonial come l’allenatore della Roma Luciano Spalletti e il suo capitano in pectore, Francesco Totti, che hanno lanciato anche su Twitter l’hasthag #Famostostadio.
Uno stadio che da quanto è dato sapere, rimarrebbe di proprietà di James Pallotta, a cui l’As Roma pagherebbe sui 2 milioni di euro l’anno per l’affitto.
Mentre il vice sindaco Luca Bergamo parla di revisione del progetto, Luigi Di Maio dice all’Annunziata che lo stadio era già nel programma e Alessandro Di Battista afferma che si farà, l’architetto Francesco Sanvitto, animatore “grillino” del Tavolo tecnico Urbanistica, ricorda che «Non si tratta di ridurre le cubature, perché quell’area è indicata dall’Autorità di Bacino del Tevere a rischio idraulico R4, il massimo, ed era inedificabile senza ricorrere all’artificio dell’opera di pubblica utilità, da noi ritenuta inapplicabile. Di questo si devono rendere conto sia Virginia Raggi che Beppe Grillo».
Pallotta-Raggi-IlGiallorossoOra, anche se il termine “Patata bollente” è ormai ritenuto irrispettoso dalle parti del Palazzo senatorio, quella che è rimasta in mano alla Giunta Raggi, se non in questo modo si potrebbe definire “Polpetta avvelenata”. Infatti la giunta pentastellata di Roma si trova oggi davanti a una sorta di dissonanza cognitiva, per quello scritto nel Programma_elettorale_Roma_2016 e oggi accusata dalla sua base elettorale di aver tradito la natura del Movimento 5 stelle. Un cambio di vedute che potrebbe riguardare sia Virginia Raggi (nella foto sopra da Giallorossi.net, con James Pallotta), che Daniele Frongia, che con altri consiglieri del M5s il 3 dicembre 2014 inviarono un esposto alla Procura della Repubblica di Roma parlando di «Enorme speculazione immobiliare avente lo scopo fraudolento di assicurare enormi vantaggi economici a società private a scapito degli enti pubblici coinvolti e a discapito dei cittadini». Ma soprattutto Beppe Grillo, che oggi zittisce RobertaLombardi, ma nel 2014 bocciò decisamente questa proposta.
Il 3 marzo la Conferenza dei servizi dovrà esprimere un parere definitivo sul progetto di Tor di Valle, ma già si prevede un tour de force tra amministrazione e base militante, sia sulla rete che con presidi in piazza del Campidoglio.

 

 

 

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