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Stadio a Tor di Valle: a quanto pare, a Roma la coerenza non e' ancora di casa

Nuovo progetto StadioRoma01

Si allungano i tempi e crescono i dubbi sul cosiddetto Stadio della Roma a Tor di Valle. Mentre continua la pantomima di Virginia Raggi nella gestione della città, la Capitale sta all’88° posto nella classifica delle qualità della vita su 104 città italiane. Ancora si attende l’applicazione del programma elettorale del M5s, mentre cresce la delusione dei romani che col voto, speravano in un cambiamento vero. A cominciare dalle scelte urbanistiche

di Maurizio Ceccaioni

«Blocco dell’espansione urbana, salvaguardia di quel che resta della campagna romana e nuove regole per recuperare gli abitanti perduti».  La domanda che vogliamo fare hai lettori è: chi l’ha detto? Sicuramente no il Francesco Rutelli, sindaco del ‘planning by doing’ (pianificazione facendo), che aprì le porte alla trasformazione dell'urbanistica romana, preludio al successivo e discusso Piano regolatore generale del 2008. Di certo nemmeno Walter Veltroni, che nei suoi mandati da sindaco, in compagnia dell’allora assessore all´Urbanista Roberto Morassut, fu fautore di quel modello consumistico della città che prese il nome di ‘Modello Roma’, che si basava principalmente su 18 Centralità urbane. Quelle che invece di migliorare la qualità della vita dei cittadini, servirono a far ricoprire l’Agro romano, da altri 70 milioni di metri cubi di cemento.
Cementificazione territorio
Quella «Cementificazione selvaggia della città che ha creato solo aggregazioni suburbane disomogenee al restante tessuto sociale cittadino», come denunciarono associazioni e comitati di quartiere, intervistati nella trasmissione di Rai 3, ‘Report’ del 4-5-2008, dal titolo I_Re_di_Roma. Ma, riferendosi all’iniziale domanda fatta, nemmeno Gianni Alemanno potrebbe averla detta quella frase, visto che Legambiente denunciò a dicembre 2012: «Con Alemanno rischio nuovo cemento fino a 100 milioni di metri cubi».
Se la richiesta che veniva dai cittadini, era quella di cambiare il modo di vedere e vivere la città, oggi precipitata all’88° posto nella classifica delle qualità della vita su 104 città italiane (dati della ricerca de La Sapienza per ItaliaOggi), il programma del Movimento 5 stelle per la scelta del nuovo sindaco di Roma, prometteva bene. Pieno di buone intenzioni era intitolato ‘11 passi per portare a Roma il cambiamento di cui ha bisogno’ (vedi_Programma). Proprio al punto ‘11’ (Dalle periferie al centro), si parlava chiaramente di «Blocco dell’espansione urbana, salvaguardia di quel che resta della campagna romana e nuove regole per recuperare gli abitanti perduti». Ma oggi, anche se in molti l’hanno pensato e qualcuno lo ha detto, a vedere i fatti pare confermato che l’attesa discontinuità col ‘Modello Roma’ di veltroniana memoria, sia rimasta solo un’idea sulla carta. Perché, come scriveva il buon Karl Marx, «La strada per l'inferno è lastricata di buone intenzioni».
Come si potrebbe definire questo mancato rispetto delle promesse fatte in campagna elettorale: incoerenza? Ebbene sì, proprio di questo si sta parlando, a cominciare dal mancato rispetto del programma sull'urbanistica presentato dal M5s nelle passate elezioni. L’allora candidata sindaco, Virginia Raggi, che oggi scende a compromesso sul controverso progetto dello Stadio della Roma a Tor di Valle, quando stava all’opposizione in Aula Giulio Cesare, con il professionale supporto dell’allora consigliere Daniele Frongia, oggi assessore allo Sport, denunciava la speculazione edilizia che si sarebbe perpetuata dopo l’approvazione della Delibera del Consiglio comunale n. 132 del 22 dicembre 2014. Una delibera approvata in camera caritatis, che sanciva la molto dubbia “pubblica utilità delle opere previste nel ‘Progetto dello stadio’, con quel milione di metri cubi di cemento da realizzare sui circa 354 mila metri quadri di superficie lorda del terreno di Tor di Valle.
Raggi-Frongia Sky tg 24La Raggi e Frongia (foto Sky Tg 24) sapevano bene e avevano argomentato e documentato sapientemente, quale era il vero obiettivo dei “proponenti”, dato che l’impianto sportivo avrebbe riguardato solo il 14% del progetto e il restante 86% il ‘Business Park’ (tre torri direzionali alte fino a 230 metri, residenze, uffici, centro commerciale e multisala), che a dirla tutta, aveva poco a che vedere con l’articolo 1, comma 304, lettera a, della cosiddetta “Legge sugli stadi”.
Una discesa in campo pro “Tor di Valle”, contro la volontà di molti elettori romani del Movimento 5 Stelle e di parte dei suoi consiglieri capitolini.  E anche se per ora il caso non è esploso nelle piazze, come una pentola in ebollizione, simpatizzanti, elettori e cittadini che si aspettavano un reale taglio col passato, lanciano sui vari blog il loro dissenso, perché non sono bastate le parole della Raggi: «Lo stadio della Roma può essere invece una grande opportunità di crescita per la città, a patto che rispetti i principi di legge di fronte ai quali il M5s non transige». Ma si sa, leggi e principi sono da interpretare. A seconda del momento storico politico e degli interessi in campo. Adesso vallo a spiegare alla gente che li ha votati, che «Per lo stadio a Tor di Valle, si sta procedendo nella direzione giusta», come ha affermato il neo assessore all'urbanistica Luca Montuori dopo l’incontro del 21 marzo tra Comune ed Eurnova srl, la ‘società proponente’, partecipata dal Gruppo Parnasi e dalla Stadio Tdv spa, del presidente dell’As Roma James Pallotta.
Sarà l’ennesima colata di cemento in una delle poche aree suburbane ancora non devastate dall’espansione urbanistica incontrollata. Quella che nel suo programma, la sindaca Virginia Raggi aveva ampiamente dichiarato di combattere.
Come chiamerebbe il “garante” Beppe Grillo, questo cambio di rotta di 180 gradi, a distanza di un anno: cattiva interpretazione delle parole? O forse no, dato che nel 2014 lui stesso bocciò decisamente questa proposta, mentre oggi ammonisce la “ribelle” Roberta Lombardi, sempre contraria al progetto a Tor di Valle.
Parliamo dello stesso Beppe Grillo che all’uscita dall’incontro con i consiglieri M5s in Campidoglio il 22 febbraio, aveva detto davanti alle telecamere: «Diciamo di sì allo stadio, ma da qualche parte che non sia quella». Dove per ‘Quella’, intendeva proprio Tor di Valle.Area Tor di Valle-Stadio-02 Che hanno da dire oggi Daniele Frongia e gli altri consiglieri del M5s, che il 3 dicembre 2014 inviarono un esposto alla Procura della Repubblica di Roma, definendo il progetto come: «Enorme speculazione immobiliare avente lo scopo fraudolento di assicurare enormi vantaggi economici a società private a scapito degli enti pubblici coinvolti e a discapito dei cittadini»? Già, perché da tempo era a conoscenza dei molti dei protagonisti della vicenda “Stadio”, che a Roma c’erano molte aree disponibili più idonee, per realizzare quell’opera di pubblica utilità e non solo.
Era parso chiaro dalle carte presentate da Italia Nostra, in una conferenza stampa di qualche settimana fa; ma si rimane basiti a rivedere i risultati della “ricerca del sito ideale”, commissionata alla Cushman & Wakefield nel 2012 proprio dal presidente dell’As Roma, James Pallotta. Tra le aree da loro individuate per la costruzione del nuovo stadio di proprietà della Roma, quella di Tor di Valle era la meno adatta tra quelle selezionate.
Così, mentre lo stadio della Fiorentina si farà Novoli, un sobborgo occidentale di Firenze da sempre a vocazione industriale ma inserito in un tessuto urbano vivo (con zero consumo di territorio), dopo gli incontri finiti a “tarallucci e vino” che hanno portato a una riduzione delle cubature di progetto e di opere a scomputo di pubblica utilità, rimane sempre quella domanda: perché proprio lì, nonostante le molte negatività
sotto gli occhi di tutti, a cominciare dai pendolari che da Ostia vanno a Roma, con una metro leggera carente e vetusta, e via del Mare e Ostiense, intasate quotidianamente?
L’accusa palese è quella di mera speculazione fondiaria/edilizia, mascherata da opera di pubblica utilità, alla faccia di ingenui tifosi, e amministratori mandati in Campidoglio per dare il promesso taglio netto col passato. Perché servono a poco le strette di mano e i sorrisetti dell’amministrazione capitolina con gli emissari di Parnasi e Pallotta, per sanare la frattura che c’è in gran parte della base elettorale pentastellata per queste e altre scelte urbanistiche. Decisioni che, è bene ricordarlo, hanno portato alle dimissioni di un assessore all’Urbanistica e Infrastrutture come Paolo Berdini, da sempre fautore di una politica di recupero e sviluppo sociale delle periferie, punto di forza del programma elettorale del Movimento a Roma. Quelle periferie, specie verso est, che avrebbero sicuramente avuto molto da questa opera.
Ci si aspettava una svolta decisa del governo della città, quello scoperchiamento con l’apriscatole, dell’apparato burocratico comunale. Invece calma piatta e tutti allineati verso l’ennesima sceneggiata orchestrata dai signori del mattone, dopo essersi “convertiti” sulla via del Mare, passando dal No secco al progetto quando stavano all’opposizione, a un “Ni” e poi a un “Si”, senza sé e senza ma.
La storia non si è però conclusa nemmeno il 3 marzo scorso, dopo il ‘No’ alla proroga richiesta alla Conferenza dei servizi dai proponenti (contraria Regione e favorevole lo Stato), perché uscendo dall’incontro, il project manager di Eurnova spa, Simone Contasta, aveva detto ai giornalisti presenti «La Regione avrà tempo fino al 5 aprile per decidere come andare avanti». Regione che per bocca del suo presidente, Nicola Zingaretti, attende «Il nuovo progetto e la delibera di giunta».
Se per il presidente James Pallotta l’incontro del 21 marzo è stato definito «Un giorno storico, non solo per la Roma, ma anche per la città. È un progetto ambizioso. ‘The next chapter begins’». (Comincia il prossimo capitolo, ndr), associazioni e comitati si organizzano e per metà aprile è prevista un’assemblea pubblica sullo Stadio della Roma. Domani nell’auditorium del Maxxi ci sarà il convegno ‘Tor di Valle Vs Flaminio’, a cui interverrà anche Roberto Morassut.

 

 

 

 

 

 

 

 

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