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A che gioco giochiamo sullo stadio della Roma?

NUOVO STADIO DELLA ROMA Rid

Anche la Giunta pentastellata approva la delibera sulla pubblica utilità per il progetto del nuovo stadio della Roma a Tor di Valle. Sì anche dalle varie commissioni, tra cui quella congiunta Urbanistica e Mobilità, con le polemiche interne sul non voto della consigliera Cristina Grancio e l’amarezza tra gli elettori del M5s per quel mancato taglio col passato promesso ai cittadini. Delusione anche dai comitati romani e associazioni che annunciano battaglia a tutto campo, con un primo incontro a Campidoglio per lunedì 12 giugno, che apre la settimana decisiva col passaggio in Aula del provvedimento

 di Maurizio Ceccaioni

Pallotta-Raggi-IlGiallorossoEbbene sì, ci siamo di nuovo. Come la storia della fine delle Province, della riduzione delle tasse e dell’attesa legge elettorale che metta d’accordo tutti, ci risiamo con il tormentone del nuovo Stadio della Roma a Tor di Valle. Nessuno si era illuso che la storia fosse finita il 5 aprile 2017, con la chiusura della prima Conferenza dei servizi aperta da Ignazio Marino, ma di certo, viste le promesse pre-elettorali del Movimento cinque stelle oggi alla guida del Campidoglio, ci si sarebbe aspettato ben altro. Così, con il nuovo benestare della Giunta capitolina e delle commissioni, si va verso l’ultimo passaggio amministrativo in Aula Giulio Cesare, previsto per la prossima settimana. Ma non sono state votazioni indolori e senza polemiche.(In alto a destra, Raggi e Pallotta nella foto da Il Giallorosso)
Se il Pd, che aveva sostenuto la vecchia delibera, o si è astenuto o ha lasciato l’aula durante le votazioni in commissione, quello che ha fatto gridare allo scandalo l’ala “osservante” dei grillini, è stata la defezione della consigliera Cristina Grancio prima del voto in commissione congiunta Urbanistica e Mobilità.
GRANCIO CRISTINA M5S ridMolto attiva nei comitati di quartiere del III Municipio di Roma, l’architetto/consigliere del M5s ha da sempre criticato il primo progetto e da tecnico, come da lei dichiarato, non se l’è sentita di votare «sull’interesse pubblico dell’opera, senza vedere uno studio di fattibilità» per il nuovo Progetto.
Una coerenza verso gli elettori e il mandato conferitole, che le è costata caro.  Dopo le sue dichiarazioni in Commissione congiunta e l’uscita dall’aula, il capogruppo del M5S in Campidoglio Paolo Ferrara, aveva tra l’altro commentato con: «Credo, anzi sono sicuro, che probabilmente non sa quello che dice. Se approfondisce vede la bontà di questo progetto». La risposta della Grancio, a stretto giro di posta, dopo aver appreso della sospensione è arrivata attraverso Facebook: «Sono stata sospesa dal M5s, per aver espresso in commissione perplessità finanziario-giuridiche e sollecitato chiarimenti», ha scritto sul suo profilo “istituzionale”. «Il mio non voto non è contro lo stadio e neppure in dissenso politico – ha precisato -, ma a difesa degli interessi dei cittadini. Ho chiesto in commissione e continuerò a chiedere, che si faccia subito chiarezza su alcune questioni. Fin qui è quanto debbo agli elettori nel rispetto del mandato. Agli amici pentastellati che mi sospendono per aver cercato di andare oltre i dubbi – chiosa la Grancio -, dico: o avete le idee confuse, oppure siete in malafede».
Sit-in in Campidoglio per Berdini-5Parole di fuoco e una presa di posizione molto apprezzate da esponenti dei comitati di cittadini e associazioni del territorio che già avevano manifestato il dissenso e per le quali «Lo stadio a TdV è il simbolo della continuità di governo del territorio in spregio di esso e di chi vi vive, del nesso che lega periferie e degrado del centro storico, della volontà delle élite al governo, di sentirsi padroni di decidere quello che vogliono». Comitati e associazioni che in risposta alla nuova Delibera targata M5s annunciano battaglia a tutto campo, cominciando dall’incontro pubblico di lunedì 12 giugno alle 17,30 in Campidoglio (Sala del Carroccio), con l’urbanista Paolo Berdini, il deputato Stefano Fassina (Si) e l’ex giudice costituzionale Paolo Maddalena.
L’accusa al Movimento è di comportamento da Giano bifronte per non aver mantenuto le promesse fatte e per le aspettative nate tra la gente per la ferma opposizione alla prima Delibera quando stavano sui banchi dell’opposizione, specie con le dure reprimende dell’attuale assessore allo Sport Daniele Frongia (Video)Era ieri, ma quant’acqua è passata sotto i ponti del Tevere. Acqua che pare si sia portata via promesse e buone intenzioni, tanto da sostenere l’impossibile con queste votazioni sull’opera di pubblico interesse.
Paolo Berdini-02La problematica è nota. Secondo il Prg del 2008, il progetto di Eurnova srl (Gruppo Parnasi e Stadio Tdv spa di James Pallotta) non avrebbe dovuto essere fatto lì, come confermarono molti esperti del settore, tra cui proprio l’ex assessore all'Urbanistica e ai Lavori Pubblici Paolo Berdini (foto a lato). Solo grazie a una particolare interpretazione del concetto di ‘pubblica utilità’ dell’opera in base alla cosiddetta ’Legge sugli stadi’, con la Delibera del Consiglio comunale n. 132 del 22 dicembre 2014 (poi cassata col progetto), quell’ansa del Tevere tra via del Mare, Gra e via della Magliana diventò edificabile. Ma con più di qualche problema da risolvere. Perché, se nella Giunta Raggi le certezze sul progetto hanno prevalso sui dubbi, quest’ultimi rimangono tutti. A cominciare da quelli finanziari di Euronova con Unicredit (che deve rientrare di qualche centinaio di milioni), al probabile vincolo definitivo della Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio di Roma (che si esprimerà a giorni), al contenzioso con una società con sede in Lussemburgo (riferibile alla vedova del costruttore Renato Armellini) sull’esproprio dei terreni previsti da progetto, di cui solo il 50% in mano al “proponente”.
Area Stadio Roma-1La particolarità di Tor di Valle, è che fu scelto tra 80 siti messi sotto osservazione dalla società Cushman & Wakefield, incaricata da James Pallotta nel febbraio 2012 per trovare quello per lo stadio. A dicembre 2012 la scelta ricadde su questo, anche se non era tra i primi. Parliamo di un’area sotto osservazione dalla magistratura romana per i vari passaggi societari intercorsi nel tempo, fino all’alienazione del bene. Tanto per fare un po’ di storia, si ricorda che il 25 marzo 2010 Euronova aveva già firmato un contratto preliminare che fu formalizzato nei primi mesi del 2013 con l’acquista dall’immobiliare Sais spa, per 42 milioni di euro, dell’intero comprensorio immobiliare dell’ex ippodromo di Tor di Valle.
Il progetto preliminare delle opere era già completato ad aprile e a dicembre fu presentato al sindaco Ignazio Marino. Tre mesi dopo il plastico dell’intera opera era visibile al pubblico e a dicembre 2014 l’Assemblea capitolina ne sanciva la pubblica utilità per la città. Il resto è cosa nota, fino alla bocciatura della Conferenza dei servizi e la presentazione del nuovo progetto ridotto, approvato oggi dalla Giunta pentastellata.
Certo, alla luce dei fatti, è un paradosso a ripensare con quanto ardore i consiglieri “grillini” all’opposizione si batterono contro il primo progetto e, forse in preda a una sorta di dissonanza cognitiva, l’attuale maggioranza ha finito per ripercorrere più o meno gli stessi passi fatti dalla giunta del vituperato Marino. Così, invece di «Portare a Roma il cambiamento di cui ha bisogno», come amavano scrivere nei proclami elettorali, stanno scivolando su questa “buccia di banana” che Paolo Berdini definì «La più imponente speculazione immobiliare del momento in Europa».
Sicuramente ci si sarebbe aspettato ben altro da questa Giunta e dal nuovo assessore all'Urbanistica e ai Lavori Pubblici Luca Montuori. Qualcosa di diverso dal consociativismo del passato, da quell’urbanistica contrattata che ha massacrato l’Agro romano, creato città satelliti attorno a Roma senza collegamenti per la mobilità e resa sempre più incerta la nostra vita e il futuro delle prossime generazioni. Quel modo di gestire il sociale e il territorio, che a inizio marzo portò l’allora assessore all'Urbanistica e ai Lavori Pubblici Paolo Berdini alle dimissioni per diversità di vedute sul concetto di “bene comune”. A cominciare proprio dal contestato Stadio della Roma a Tor di Valle.
FRANCESCO SANVITTOQuanto ha tenuto conto l’assessore/professore associato di progettazione urbanistica all'Università di Roma Tre, dei tecnici militanti” come l’architetto Francesco Sanvitto, animatore del Tavolo tecnico Urbanistica del M5s (foto a lato), che ha ricordato in più di un’occasione pubblica, che per Tor di Valle «Non si tratta di ridurre le cubature, perché quell’area è indicata dall’Autorità di Bacino del Tevere a rischio idraulico R4, il massimo, ed era inedificabile senza ricorrere all’artificio dell’opera di pubblica utilità, da noi ritenuta inapplicabile. Di questo si devono rendere conto sia Virginia Raggi che Beppe Grillo».
Ma l’opera si farà e proprio lì, per la soddisfazione dei costruttori e la rabbia dei pendolari dell’asse Roma-Ostia, che vedono sfumare le già esigue promesse sulla mobilità sostenibile nel quadrante sud-ovest di Roma, con ulteriori tagli sulle vere opere di pubblica utilità come alcune infrastrutture viarie. Ora le cose sono due: o il “nuovo progetto” è talmente ben fatto e coerente con le linee guida grilline, comunali e legislative, da rendere impossibile il diniego alla realizzazione di questa opera di “fondamentale importanza per la città di Roma”, ma non sembrerebbe; oppure - e spiace solo a pensarlo – c’è da credere che una volta arrivati nella sala dei bottoni, è poi difficile non adeguarsi. Magari col sottofondo di una nota canzone napoletana che nel ritornello ripete: «Scurdammoce ‘o passato…». 
Se oggi Michela De Biase, capogruppo Pd in Campidoglio, non perde occasione per lanciare frecce al curaro contro, la giunta Raggi accusata dal Partito democratico romano d’immobilismo e incompetenza, un dato è certo e va a loro difesa: appena insediata, Virginia Raggi si è trovata in mezzo a mille problemi lasciati pendenti proprio da coalizioni di centrosinistra e centrodestra che hanno “sgovernato” Roma per decenni. A cominciare da Mafia capitale, col blocco di tutti gli appalti per la manutenzione della città e le polemiche per la spazzatura e le buche. In concomitanza con la candidatura per le Olimpiadi del 2014, il cui No secco sconvolse i piani di molte persone. Non ultima, quella sullo stadio della Roma, che va ricordato, fu proprio l’amministrazione a guida Pd a far prevalere i desiderata privati di Parnasi e Pallotta sugli interessi pubblici per la scelta del terreno, approvando quello dell’ex Ippodromo di Tor di Valle a danno di molte aree disponibili (anche pubbliche) che avrebbero portato sicuramente un valore aggiunto al quadrante sud-est di Roma.
Giustificare quel ‘consumo del territorio’ a Tor di Valle, è un punctum dolens per Virginia Raggi, alla luce del punto 11 del loro Programma elettorale, che prevedeva il «Blocco dell’espansione urbana, salvaguardia di quel che resta della campagna romana e nuove regole per recuperare gli abitanti perduti».

 

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