Erano stati depredati da tombaroli che saccheggiano sepolture e siti archeologici italiani, prevalentemente al Sud Italia, per poi rivendere i reperti anche all’estero. Questi 46 pezzi recuperati anche lo scorso ottobre dai Carabinieri TPC nell’Operazione “ACHEI” erano finiti pure in Francia. Splendidi reperti, beni di arte e cultura che ieri, 15 aprile 2026, sono stati restituiti al territorio da dove furono portati via, consegnati al Direttore dei Parchi Archeologici di Crotone e Sibari. La destinazione è il Museo Archeologico Nazionale di Sibari.
Tutto questo è frutto di indagini già avviate fra 2017 e 2028 che hanno permesso di rintracciare una vasta rete criminale che trafficava in reperti italiani trafugati e poi inviati per la vendita anche verso Gran Bretagna, Francia, Germania e Serbia. Alla fine sono state arrestate 23 persone ed eseguite 80 perquisizioni in case e locali di sospettati.



Le imputazioni per i sospettati sono quella di far parte di un’associazione per delinquere finalizzata alla commissione dei reati di danneggiamento del patrimonio archeologico dello Stato, impossessamento illecito di beni culturali appartenenti allo Stato, ricettazione ed esportazione illecita.
Entrando nei particolari, i 46 reperti archeologici di origine etrusca, magno-greca e romana sono stati recuperati in Italia e in Francia grazie alle indagini dell’Operazione “ACHEI”, portata avanti con il coordinamento della Procura della Repubblica di
Crotone.
La consegna di questi beni culturali è avvenuta alla presenza del Prefetto di Cosenza, dei Procuratori della
Repubblica di Cosenza e Crotone, del Comandante Provinciale Carabinieri di Cosenza, del Direttore Regionale Musei Calabria, oltre alle Autorità civili, militari e religiose provinciali e cittadine.
Operazione “ACHEI”, i dettagli
Questi 46 reperti archeologici sono di importante valore storico-culturale ed economico. Sono stati rintracciati nel contesto di una complessa attività d’indagine svolta dai Carabinieri del Nucleo TPC di Cosenza che ha scoperto l’esistenza di un vasto traffico su scala nazionale e internazionale – con ramificazioni in Gran Bretagna, Francia, Germania e Serbia – di reperti archeologici scavati clandestinamente sul territorio italiano.
Tra i beni consegnati figurano anche reperti sequestrati in Francia e rimpatriati lo scorso 16 ottobre su provvedimento dell’Autorità Giudiziaria francese che ne ha disposto la loro consegna allo Stato Italiano.
Le indagini, svolte tra il 2017 e il 2018, hanno permesso di ricostruire i sistematici saccheggi fatti da squadre di “tombaroli” organizzati in tutti i particolari per competenze e ruoli. Questa organizzazione garantiva al mercato clandestino un flusso continuo di preziosi beni archeologici piazzati poi grazie a complessi canali di ricettazione in Italia e all’estero.