Dal 13 luglio grande fermento nella zona di Cinquina per l’installazione di un’antenna di 25 metri per la telefonia mobile, all’insaputa della popolazione. Assemblea pubblica con il presidente del III Municipio e l’assessore all’ambiente per fare chiarezza sulle responsabilità  

In iliad mettiamo le persone al centro: da sempre”, recita uno slogan sul sito di Iliad Italia,compagnia di proprietà della multinazionale francese Iliad S.A., fondata nel 1990 e controllato al 70% dal miliardario e imprenditore Xavier Niel. Ma, se il loro riferimento è ai dipendenti, rispetto ai cittadini di Cinquina – estrema periferia del III Municipio di Roma – le persone sono sì al centro, ma degli intessi di Iliad Italia Spa. Infatti, per favorire la sua campagna d’investimenti per incrementare la copertura dei loro servizi, ha predisposto un modulo rivolto a quei cittadini che volessero mettere a disposizione tetti o terreni per installare le loro antenne. È sbagliato? No! Il problema sorge quando questo terreno si trova in un centro abitato e di quell’antenna di 25 metri che vorrebbe installare Iliad, non ne era a conoscenza nessuno, come precisano alcuni abitanti incontrati la settimana scorsa presso il cantiere, intenti a verificare la notizia.

Lenzuolo di protesta davanti al cantiere dell’antenna

Come raccontato da loro, «Pensavamo che volessero fare un po’ di pulizia in quel terreno, ma poi è arrivato un escavatore e ha iniziato dubito lo scavo. In due giorni già avevano fatto la gettata di base». Dello stesso tono un’altra persona: «Dopo aver visto un escavatore all’opera nel terreno si è cominciato a capire che qualcosa non andava e solo poi ci siamo accorti del cartello quasi illeggibile nascosto dalla vegetazione, messo non su via Rodotà, ma su via Lorenzo Pignotti, una strada laterale usata perlopiù dalle auto».
Lo abbiamo verificato: il cartello è veramente illeggibile, scritto a penna nera, con il nome di un geometra “tuttofare” e senza un responsabile o coordinatore della sicurezza, obbligatorio in un sito come questo dove operano più imprese esecutrici.

Antenna Cinquina-il cartello dei lavori illeggibile

Mercoledì 15 luglio anche il cronista ha fatto una ricerca sul sito di Roma Capitale cercando di capire quando e chi avesse dato questo permesso all’insaputa della gente. Alla domanda: “Richiesta di installazione SRB TLC2 Srl ILIAD Italia S.P.A. in via Pietro Pompilio Rodotà snc del 4 marzo 2026”, la risposta è stata: “Non sono presenti informazioni nelle fonti recuperate relative a una richiesta di installazione SRB TLC2 Srl ILIAD Italia S.P.A. in via Pietro Pompilio Rodotà snc del 4 marzo 2026”.
Cambiando ricerca, siamo andati a cercare sempre sul sito istituzionale “Installazione Adeguamento e Modifiche Stazione Radio Base (Antenne) anno 2026”, che è l’elenco di tutte le richieste fatte, ma anche lì non risultava nulla, come fosse un fantasma. «Allora, come avremmo potuto fare ricorso contro l’installazione dell’antenna– dicono alcuni cittadini in fila per deporre le loro firme contro l’antenna – se pare che nemmeno in municipio ne sapessero nulla?».

Il sito del cantiere dell’antenna Iliad a Cinquina

Man mano che arrivava la gente, il racconto dei cittadini prosegue e si agita la “pulce all’orecchio” del cronista, apprendendo che la benna dell’escavatore aveva denti lunghi già a inizio scavo e non la pala liscia che si usa nei sondaggi archeologici, come pare non ci fosse nessuno a controllare. La legge prescrive che per l’esecuzione di uno scavo di fondazione in un’area con vincoli archeologici e paesaggistici noti, è sempre obbligatoria la presenza dell’archeologo in cantiere, che a detta dei cittadini nessuno ha mai visto. Ma se era presente, dicono, «È stata fatta la cosiddetta “Archeologia Preventiva”? E se sì, vogliamo vedere chi l’ha firmata».

Mappa distanze antenna Cinquina da case e scuole

La zona di Cinquina rientra tra le aree tutelate dal Piano Territoriale Paesaggistico Regionale del Lazio e, prima di presentare la Scia (Segnalazione Certificata di Inizio Attività), come nel caso dell’antenna Iliad, il gestore deve ottenere obbligatoriamente l’autorizzazione paesaggistica e archeologica (D.Lgs. 42/2004). Infatti, sia questa zona che quelle limitrofe (fogli catastali 142, 143 e limitrofi) sono vincolate per il loro eccezionale interesse archeologico, in relazione alla vicinanza di un’antica rete viaria e insediamenti romani e preromani noti nei piani urbanistici. Cosa che in tanti scoprirono nel 2006, quando durante gli scavi per fare delle palazzine, tra via G. B. Zappi e via G. Roberti (Colli della Francesca), fu scoperto il cosiddetto “cimitero romano di Cinquina” a circa 200 metri dal sito di questa antenna attuale, con tombe, scheletri e una strada in basolato romano, che farebbe parte dell’antica via Tuscolo-Fidene (Fidenae ad Tusculum).

Necropoli romana a Cinquina-anno 2006

È vero, spesso ci lamentiamo per la scarsa copertura del segnale sui nostri cellulari, ma all’atto pratico si risponde istintivamente: “Non vogliamo l’antenna qui”. Si tratta di un famoso fenomeno sociologico definito “Sindrome Nimby “(Not In My Back Yard); cioè, vanno bene tutti i posti per installare un’antenna, fare una centrale elettrica o mettere una nave rigassificatrice, ma lontano da noi: no vicino a casa mia. Questi atteggiamenti, queste perplessità, queste paure, per molte persone che la buttano in politica, viene definito “Quelli del partito del No”. Ma quello che preoccupa maggiormente gli abitanti sono i possibili danni per la salute, anche se in questo meandro burocratico, lontano dalla comprensione della gente comune, partorito negli uffici della Regione Lazio e gestito dal Dipartimento Programmazione e Attuazione Urbanistica di Roma Capitale (Pau) con Arpa Lazio, spesso viene male interpretato o non attuato il “Principio di Precauzione”.

Altro lenzuolo di protesta appeso a un balcone

Una regola a livello europeo che dovrebbe essere applicata quando gli esperti non sono concordi in assoluto sulla totale innocuità di certi fenomeni, come quello delle radiazioni elettromagnetiche non ionizzanti (NIR) emesse dalle antenne per telefonia mobile.
In Italia, con la Legge Quadro n. 36/2001, sono state dettate le regole per l’applicazione del “principio di precauzione nel settore dell’elettrosmog”, in mancanza di certezze assolute sugli effetti dannosi di queste radiazioni. Il limite di esposizione cautelativo è stato fino al 2023 di 6 V/metro in luoghi come scuole, ambienti domestici, uffici e ospedali, ma dal 2024, per favorire lo sviluppo della rete 5G nazionale, il limite è stato portato a 15 V/metro (Legge 214/2023). Mappando le case della zona rispetto l’antenna, ci accorgiamo che la più vicina sta a soli 23 metri e le altre a poco più. Chi dovrebbe fare controlli e valutazioni è l’Arpa (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale), facendo ex post il calcolo della media continua, con un monitoraggio delle emissioni nelle 24 ore.Quindi, con l’antenna in funzione. E «Allora, a che gioco giochiamo?», dicono i residenti.

Lenzuoli di protesta appesi dai residenti di Cinquina

Questo dell’antenna per telefonia a Cinquina è un déjà vu per molti degli abitanti più datati, vista l’esperienza – poi vittoriosa grazie alla sollevazione popolare – del primo tentativo d’installazione da parte di un altro grande operatore telefonico nel 2006. Un’esperienza di lotta comune che pare si stia ripresentando, perché come un nido di vespe stuzzicato, a Cinquina si è attivato il “tam tam” mediatico, con lo scambio di centinaia di messaggi preoccupati, proposte richieste, rabbia e lenzuoli-manifesto contro l’antenna. Dal Comitato di quartiere Cinquina e d’intorni è stata formalmente inviata al III Municipio, la richiesta per la presenza del presidente Paolo Emilio Marchionne e dell’assessore all’Ambiente, Matteo Zocchi, all’assemblea pubblica indetta per il 24 luglio 2026 alle ore 19 presso il Centro Sociale Anziani di Cinquina, in Via Serassi 75, per avere delucidazioni. Il tema di discussione? “Installazione di stazioni radio base e pianificazione territoriale”.

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