Grande partecipazione di cittadini venerdì 24 luglio alle 19 al Centro sociale anziani di Cinquina, per l’assemblea pubblica indetta dal locale Comitato di quartiere per affrontare due temi bollenti, come l’installazione della Stazione Radio Base in via Rodotà e la proposta di realizzazione del Gran Teatro a Cinquina. Con un messaggio chiaro dalla gente di Cinquina: «L’antenna e il Gran Teatro qui non ce li vogliamo!».

Se ci fosse stato qualche dubbio sul carattere forte dei cittadini di questo “quartiere”, sarebbe bastato aspettare il pomeriggio di venerdì scorso per capire che non si tratta proprio di “mammolette”. Se già prima, alla notizia della richiesta di realizzazione di un “polo culturale e congressuale privato” con la capienza di 4 mila persone e attività varie, le chat dei residenti si erano riempite di messaggi contrari, oggi, con l’apertura del cantiere per l’antenna Iliad tra le case di Cinquina, si è acceso un vespaio di polemiche contro il Comune di Roma e il III Municipio. Quello del Gran Teatro è un tema che approfondiremo meglio in un articolo dedicato; per adesso concentriamoci sugli effetti dei nuovi recenti regolamenti nel campo dell’installazione di Stazioni Radio Base: le antenne per telefonia mobile. Un tema bollente non solo per la popolazione ma anche per gli Amministratori, che hanno dovuto sottostare, a cascata, alle nuove regole imposte agli Stato membri dal Codice europeo delle comunicazioni elettroniche (Direttiva UE 2018/1972).
L’argomento di apertura è stato proprio questa antenna di 25 metri che Iliad Italia sta piazzando in un terreno privato tra le case, e non certo gratis. Un tema tanto sentito che la gente, dopo aver riempito la sala del Centro sociale anziani di Cinquina, anche per il caldo si è accalcata all’esterno per seguire gli interventi. Tra i presenti, l’assessore all’Ambiente del III Municipio, Matteo Zocchi (Pd), il presidente della Commissione Trasparenza di Roma Capitale Federico Rocca (FdI) e alcuni consiglieri, tra cui Federica Rampini (Pd), vicepresidente I Commissione Consiliare Permanente. A loro si è aggiunto poco dopo il presidente del III Municipio, Paolo Emilio Marchione.

Un’assemblea sofferta, incredula per quello che stava accadendo. Guardandoti attorno, i visi dei presenti parlano di rabbia, senso di abbandono, violenza. Non per l’atto in sé stesso, che va verificato, ma per le modalità usate nei loro confronti. Ma negli sguardi c’erano ancora segni di speranza, di aspettative da parte della politica.
Dopo la premessa e un salomonico invito alla calma, è seguita una fugace presentazione dello stato dell’arte da parte del presidente del Comitato di quartiere Cinquina e d’intorni, Francesco Coronetta. Di seguito ha parlato il consigliere comunale Federico Rocca, che portando la sua solidarietà ai cittadini ha confermato il suo impegno per fare chiarezza sulla vicenda, parlando di un’Interrogazione a Sindaco e Assessorato all’Urbanistica, con la richiesta del fascicolo degli atti autorizzativi dopo la richiesta di Iliad.
Nei tanti interventi non certo benevoli verso la società telefonica e chi ha concesso il terreno, c’è stato un coro diversamente articolato, con tante domande rivolte ai politici presenti. In particolare si contesta al Municipio la negligenza «Per non essere stati avvisati di quanto stesse accadendo». D’altra parte come dar loro torto, se le carte comunali parlano di un flusso comunicativo che partendo dal Dipartimento Programmazione e Attuazione Urbanistica (Pau) dovrebbero fare arrivare alla Direzione Tecnica del Municipio le copie delle richieste fatte per le nuove installazioni, per metterne a conoscenza i cittadini. Tra cui questa di Cinquina, si suppone.

Ma intanto seguitano gli interventi, il microfono gira tra la gente ed escono i timori per la salute o il rischio di svalutazione delle case. Dalla memoria storica collettiva esce forte anche delusione e sdegno, al ricordo delle lotte fatte nel 2006 contro una prima antenna a Cinquina. Un ricordo e la stessa amarezza rievocati dalla consigliera Federica Rampini, parlando di «Una situazione che si pensava chiusa venti anni fa» e che ha poi confermato il suo pieno sostegno e di tutta l’amministrazione del III Municipio a cittadini e CdQ «Nel seguire con attenzione ogni fase del procedimento, affinché siano garantite la massima trasparenza, il rispetto delle norme e la tutela del territorio. A cominciare dalla richiesta del verbale redatto dalla Polizia Locale il 23 luglio» (dopo i controlli fatti presso il cantiere).
La domanda spontanea che si legge negli occhi della gente potrebbe essere: «E allora cosa fare per cercare di impedire l’installazione?».
A riguardo, il presidente del CdQ Francesco Coronetta ha informato l’assemblea dei contatti avuti con lo studio legale dell’avvocato Elio Errichiello, noto professionista che tra il 2020 e il 2026 ha vinto almeno una decina di cause importanti contro le installazioni di Stazioni Radio Base e affini.

Coronetta ha chiesto anche un sostegno economico (30€) da parte dei cittadini, per coprire almeno le spese iniziali per la presentazione del Ricorso con sospensiva (o tutela cautelare) al Tar del Lazio, al Comune di Roma Capitale e a Iliad Italia. Ricorso già sottoscritto da centinaia di residenti, per fermare temporaneamente i lavori e da notificare per vie legali entro 60 giorni dal momento in cui se n’è data visibilità pubblica.
«Il problema – dice ironicamente un mio vicino di sedia – è come verificare se nel sito del Comune di Roma ci sta cadendo una trave addosso?». Infatti, nonostante anni di esperienza, anche il cronista ha incontrato non poche difficoltà nel trovare queste informazioni sul sito di Roma Capitale. Esperienza che di certo molti cittadini non hanno, abituati a guardarsi a dirsi le cose in faccia, memori del detto popolare “A parla’ chiaro se va!” È emerso anche che gli abitanti delle case prossime al sito si sono resi conto casualmente di cosa stesse succedendo solo verso la prima decade di luglio, quando i lavori erano già a buon punto e «Dopo aver fatto in un lampo la buca, è stata fatta la gettata di cemento». Cosa già verificata recandomi sul posto giorni fa, quando nella gettata ho visto anche la piastra di base in acciaio con i “tirafondi”, per imbullonare l’antenna una volta passato il tempo di maturazione del cemento. L’istanza di sospensiva potrebbe servire a bloccare da subito i lavori in attesa della decisione del Tar, ma tra 20/28 giorni il manufatto potrebbe essere già pronto per l’installazione della struttura e si suppone che gran parte della gente stia in ferie.
Quello che però intriga, è il perché di tanta urgenza e segretezza. «Lavori fatti forse troppo frettolosamente e con molta discrezione, a cominciare dall’esposizione del cartello di cantiere illeggibile – suggerisce qualcuno dei presenti -. Forse contando che la gente stesse in casa per il caldo oppure in vacanza, ma gli è andata male».

Dal palco, il presidente del III Municipio, Paolo Emilio Marchionne ha messo in evidenza l’imbarazzo nell’essere diventati “impotenti” dopo l’approvazione da parte dell’Assemblea Capitolina del nuovo “Regolamento per la localizzazione, l’installazione e la modifica degli impianti di telefonia mobile e tecnologie assimilabili” (Delibera n. 78 del 27/09/2024. Un adeguamento legislativo imposto per allinearsi con “Il Decreto Legislativo 24 marzo 2024, n. 48” approvato dall’attuale Governo, ma il “peccato originale” è nel recepimento della Direttiva dell’Unione Europea UE 2018/1972 (Codice europeo delle comunicazioni elettroniche) che, di fatto, ha cancellato il nostro precedente Codice delle Comunicazioni Elettroniche (D.Lgs. 1° agosto 2003, n. 259), molto più garantista per i cittadini. Infatti oggi i singoli Municipi non possono più interferire per bloccare in autonomia le procedure, impedendo loro di vietare l’installazione o addirittura bloccare infrastrutture come una Stazione Radio Base, oggi diventate “Opere di pubblica utilità indifferibili e urgenti”, cioè al pari di ospedali, scuole, strade, illuminazione e fogne. «Visto come stanno adesso le cose – ha detto Marchionne chiedendo la collaborazione ai cittadini e al CdQ – dobbiamo trovare un’altra strada da percorrere nella legalità, facendo una controproposta mentre facciamo le verifiche degli atti. Magari proponendo assieme un sito meno impattivo rispetto a questo». Una strada lunga e impegnativa che sarà sicuramente contrassegnata da tanti No!

Tuttavia, potrebbe far piacere sapere che grazie a queste modifiche regolatorie, il 5G e la Banda Ultralarga (Bul), sarà più agevole lavorare anche con i cellulari o i tablet fuori ufficio. Ovviamente non la penserà così chi si troverà accanto una delle migliaia di antenne in servizio o in via d’installazione in tutto il Paese. E questo nonostante arrivino da più parti ampie garanzie sulla minore “dannosità” della trasmissione 5G, data la tecnologia usata. Ma potrebbe invece far riflettere quanto riportato su Il Fatto Quotidiano del 20 maggio 2026 a firma di Elisabetta Ambrosi, con una intervista al dott. Giuseppe Teodoro, giurista tra i massimi esperti nazionali nella legislazione sull’inquinamento elettromagnetico, che alla domanda su quali siano gli effetti collaterali del 5G, risponde: «L’Istituto Superiore di Sanità e il Ministero della Salute non hanno mai rilasciato alcun parere di compatibilità per queste tecnologie 5G rispetto alle precedenti, per le quali c’è stato invece uno studio approfondito che ha portato a evidenziare come a determinate frequenze i campi elettromagnetici possano essere nocivi per la salute. Non a caso l’Organizzazione Mondiale della sanità le ha classificate come “possibili cancerogeni”. Ma con il 5G questo non è avvenuto».
Allora voglio girare il “coltello nella piaga”, facendo sapere che dopo l’approvazione delle nuove norme ci sono decine di richieste pervenute al Municipio Roma III per aumentare i limiti delle emissioni delle SRB presenti fino a 20 V/m (Volt/metro), con un “valore di attenzione” di 15 V/m (nelle 24 ore), per i luoghi dove si trascorrono più di 4 ore al giorno. Facendo una riflessione empirica sugli ipotetici o potenziali effetti sulla salute, noto che nella maggior parte dei forni a microonde domestici la frequenza di funzionamento è di 2,45 GHz, mentre le onde elettromagnetiche ad alta frequenza emesse dalle Stazioni Radio Base 5G possono raggiungere i 26 GHz. Però, come dicono quelli bravi, “secondo i principi scientifici avvalorati, grazie al cosiddetto effetto pelle, all’aumentare della frequenza si abbassa il rischio di penetrazione dell’onda emessa nel corpo umano”.
Come ha detto qualcuno: “Ti arrostisco a fuoco lento, ma tu stai zitto perché puoi chattare meglio”.