Bassa profondità, appena un metro e mezzo circa dalla superficie ed ecco che le acque di Santa Marinella (Roma), a 90 metri dalla costa, hanno rivelato un sito archeologico di circa 2.300 anni fa. Si tratta di un antico porto etrusco con un bacino di 3.000 metri quadrati, fronteggiando a circa 130 metri il Santuario di Minerva, struttura etrusca di Punta della Vipera, fondata nel VI secolo a.C. Sorprende la tecnica usata oltre due millenni fa per tenere saldi i moli rispetto alla forza del mare e impedire l’insabbiamento dello spazio portuale.

Il primo punto essenziale è che si tratta della più antica opera portuale etrusca mai scoperta. Il sito adesso è tutto da esplorare nei suoi particolari. La posizione di questo porto è a ridosso di strutture già note, quindi un’attenta analisi dell’area potrebbe portare ad altre grandi sorprese. Infatti, come sottolineato dagli scopritori, la regione marina a nord di Roma è ricca di resti archeologici di epoca romana, tra cui vasche per pesci, porti e altre strutture ora sommerse dal mare che, da quell’epoca a oggi, si è innalzato di oltre 1 metro.
Nell’ambito di questo quadro è di grande l’importanza il ritrovamento della struttura portuale etrusca perché, a differenza dei porti romani, sono ancora scarse le prove di grandi infrastrutture marittime costruite dagli Etruschi.

Lo studio è stato pubblicato da ScienceDirect con il titolo “Newly discovered ship-landing site serving the Etruscan coastal temple in Punta Della Vipera, Santa Marinella, Rome (Italy)“, ovvero, “Nuovo sito di approdo navale al servizio del tempio costiero etrusco di Punta della Vipera, Santa Marinella, Roma (Italia)“.
La relazione è reperibile anche su ViXra (link),archivio alternativo di 46.030 preprint in ambito scientifico, matematico e in altre aree accademiche, al servizio dell’intera comunità scientifica“.

Facendo riferimento alla Figura 4 - Il molo esterno, orientato perpendicolarmente al molo interno lungo la costa, conserva un numero significativo dei suoi blocchi di pietra originali che costituiscono il corso inferiore della struttura. Questi blocchi, di dimensioni medie pari a 1,00 x 0,50 x 0,50 metri, presentano diversi gradi di conservazione; alcuni sono fortemente erosi, mentre altri sono stati spostati di alcuni metri dall'azione delle onde.
L'identificazione di questi blocchi è ostacolata da un'estesa proliferazione algale. La disposizione è tipicamente costituita da due o tre blocchi disposti uno di fianco all'altro, seguiti da un blocco di testa che rinforza il muro di contenimento del molo.
Sul lato interno, 25 massi rimangono in situ, disposti con uno schema di blocchi di testa e uno di fianco simile a quello osservato sul lato mare. In particolare, in un'area, ben cinque blocchi disposti uno di fianco all'altro sono posizionati tra due blocchi di testa. Questi blocchi formano due file parallele, distanziate di circa 5-6 metri, che si estendono in direzione nord-ovest-sud-est, parallelamente alla linea di costa.

Le file racchiudono un'area interna riempita di pietre, formando il nucleo del molo (Figura 4). All'interno di questa struttura, la doppia fila di conci è interrotta da una serie di conci trasversali, che creano un piccolo canale, largo 0,6 metri, che collega l'interno e l'esterno del molo (vedi Figura 4). Questo canale probabilmente serviva a facilitare la circolazione dell'acqua, impedendo l'insabbiamento all'interno del bacino portuale.

Autori dello studio e scopritori del sito:

  • Mauro Giorgi del Dipartimento di Biologia e Biotecnologie ‘Charles Darwin’, Università Sapienza di Roma, Italia e del Centro Studi Marittimi (GATC) Museo del mare e della navigazione antica, Castello di S. Severa – Santa Marinella, Italia;
  • Simone Napoli del Dipartimento di Scienze della Terra, Università Sapienza di Roma, Italia;
  • Teresa Rinaldi del Dipartimento di Biologia e Biotecnologie ‘Charles Darwin’, Università Sapienza di Roma, Italia;
  • Flavio Enei del Centro Studi Marittimi (GATC) Museo del mare e della navigazione antica, Castello di S. Severa – Santa Marinella, Italia e del Polo Museale Civico del Castello di Santa Marinella, Italia;
  • Stefano Giorgi del Centro Studi Marittimi (GATC) Museo del mare e della navigazione antica, Castello di S. Severa – Santa Marinella, Italia;
  • Francesco Latino Chiocci del Dipartimento di Scienze della Terra, Università Sapienza di Roma, Italia.

La relazione è incentrata sui risultati delle più recenti ricerche subacquee condotte in acque poco profonde a circa 800 metri a nord dell’insediamento romano di Castrum Novum. L’intenzione degli archeologi e scienziati è provare che le tecniche costruttive, la profondità attuale e la vicinanza al tempio suggeriscono che i resti facessero parte di un sito di approdo navale al servizio del vicino complesso templare che aveva il suo ingresso rivolto verso il mare e l’area dell’approdo. Tempio e porto erano connessi da una sorta di viale processionale con un dislivello minore di dieci metri in salita verso l’area sacra.

Le indagini subacquee condotte dal Centro Studi Marittimi (CSM) nel corso degli anni si sono concentrate sul tratto di costa compreso tra le vasche ittiche di Punta della Vipera e Capo Linaro. Queste indagini miravano principalmente a identificare le strutture marittime romane associate alla colonia di Castrum Novum, situata tra le attuali città di Civitavecchia e Santa Marinella. Questi resti romani sono stati ampiamente studiati da diversi studiosi e sono stati ulteriormente esplorati in recenti ricerche da molti autori.

dalla relazione pubblicata dagli scopritori

Uno dei punti più emblematici oggi visibili su questo approdo etrusco è la scoperta di un molo a forma di “L” costituito da blocchi di pietra squadrata.

[…] sono stati identificati due significativi complessi di blocchi di conci di calcarenite bioclastica. I conci della struttura parallela alla costa sono disposti in una doppia fila parallela che si estende per circa 5 m in direzione nord-ovest/sud-est. La disposizione dei conci racchiude uno spazio interno in alcuni punti riempito di massi e piccole pietre, formando una struttura che ricorda un molo. Uno stretto canale formato da una doppia fila di conci collegava lo spazio interno con l’acqua aperta, facilitando la circolazione dell’acqua e probabilmente mitigando l’insabbiamento del bacino portuale. l molo parallelo alla costa prosegue verso nord-ovest, includendo ulteriori blocchi e rocce naturali, per poi ruotare di 90° formando un possibile molo perpendicolare alla costa, con una configurazione a L che racchiude un bacino di 3.000  […]

dalla relazione pubblicata dagli scopritori

La posizione dell’antica struttura e la minima profondità aprono concrete ipotesi sull’originario e più basso livello del mare.

I ricercatori sono partiti dall’ipotesi che le due strutture, in conglomerato e in conci di pietra, abbiano avuto la funzione di antica superficie calpestabile del molo: se attualmente sono sommerse a una profondità di 0,50-0,60 metri, il livello del mare in quell’epoca doveva essere di almeno 1,20-1,40 metri inferiore rispetto a quello di oggi. “Questa osservazione, unitamente a considerazioni archeologiche, indica per la costruzione della struttura la fine del IV o l’inizio del III secolo a.C.“.

I resti della struttura marittima si estendono dalla linea di costa orientata Nordovest-Sudest, iniziando vicino al muro di cinta di una moderna villa privata. La parte della struttura più vicina alla costa è un allineamento Nordest-Sudovest costituito da rocce in situ sia emerse che sommerse che probabilmente potevano fornire un sistema di ormeggio iniziale per imbarcazioni dal piccolo cabotaggio. La struttura continua nell'acqua mantenendo una buona visibilità da sopra la superficie.
Senza uno scavo che permetta l'identificazione di strutture lignee o materiali organici databili con il radiocarbonio o altri metodi e a causa della scarsità di materiale ceramico nell'area del porto - a parte frammenti di tegole di argilla rossa con abbondanti inclusioni di granuli micacei neri lucidi, identici a quelli scoperti durante lo scavo del vicino tempio etrusco la datazione della struttura del porto rimane difficile.

Analizzando la struttura maggiore a “L” è apparso evidente che gli Etruschi utilizzarono o fecero proprie tecniche costruttive portuali apprese dal mondo greco e mediterraneo, come la collocazione dei blocchi che compongono il molo, sia longitudinalmente che trasversalmente, quindi Ortostati-blocchi o lastre messi in piedi, con il lato lungo parallelo alla faccia del muro e Diatoni-blocchi messi di traverso con il lato lungo perpendicolare alla faccia del muro e la parte corta visibile all’esterno.

Qual era il vantaggio di questa tecnica? I costruttori combinavano ortostati e diatoni alternando un ortostato e un diatono (o più diatoni) nello stesso filare o tra filari diversi: i diatoni attraversano lo spessore del muro e legano insieme la struttura impedendo al muro di spaccarsi o di aprirsi in due nel senso della lunghezza.

Di Giuseppe Grifeo

Giornalista professionista, nato e maturato terrone, avi terroni, vivente e scrivente. Passione per: astronomia, egittologia, storia - antica e medievale in particolare -, leggende, enogastronomia e la mia Sicilia. Curioso, indagatore, ficco il naso... con eleganza

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