Il Museo dell’Arte Salvata, istituito nel 2022 nell’Aula Ottagona delle Terme di Diocleziano, ospita opere e reperti che sono stati recuperati dopo disastri ambientali che hanno colpito aree archeologiche e luoghi storici, oppure rubati/trafugati da saccheggiatori e tombaroli, oggetti unici del patrimonio culturale d’Italia ritrovati dai Carabinieri TPC-Tutela Patrimonio Culturale. Adesso, per la mostra “Nuovi recuperi” il Museo di Via Giuseppe Romita 8 (piazza dei Cinquecento) ospita quattro antefisse etrusche che erano parte di un edificio di culto appartenente al VI-V secolo a.C. Campetti di Veio, provincia di Roma.
Come per molte altre opere, anche queste erano state rubate, poco alla volta, e smerciate nel mercato clandestino internazionale dei reperti archeologici, acquistate da realtà differenti e anche in aree del mondo distanti fra loro.
Protagonisti di queste operazioni di sequestro e recupero di beni antichi, oltre ai Carabinieri TPC sono l’ISCR, Opificio delle Pietre Dure, ICPAL i Caschi Blu della Cultura che sono emanazione internazionale in ambito Unesco degli stessi TPC.
Dove erano finite le antefisse etrusche?
L’individuazione di questi reperti è avvenuta nella sua fase finale durante il 2025 quando i Carabinieri TPC rintracciarono uno di questi quattro oggetti sul mercato antiquario statunitense. Capitolo conclusivo dell’indagine reso possibile grazie alla segnalazione fatta da ARCA-Association for Research into Crimes against Art, guidata da Lynda Albertson (amministratore delegato), con sede operativa e di formazione in Italia, ad Amelia (Terni). Di questa associazione fa parte anche l’archeologo Stefano Alessandrini come analista forense di antichità, altro protagonista di tanti recuperi.
Si trattò di una cosiddetta quadratura del cerchio.
Le altre tre antefisse erano già state recuperate in precedenti operazioni del Comando Carabinieri TPC, tutte appartenenti stesso gruppo.
Iconograficamente i quattro reperti si affiancano alla serie che raffigura una sola menade danzante con crotali e calzature dalla punta rialzata.
Nelle quattro opere Menadi e Sileni sono stati fissati in queste rappresentazioni mentre danzano seguendo la tipica tipologia delle opere etrusche di Veio e, comunque, dell’Etruria meridionale.
Questi abbellimenti tipici degli edifici templari facevano parte integrante di un racconto e di una comunicazione religiosa rivolta a chi frequentava i templi, in questo caso strettamente legati al ciclo dionisiaco.
In futuro i quattro pezzi si riuniranno ad altre antefisse già recuperate e oggi in esposizione al Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia.
Il generale di brigata Antonio Petti, comandante dei Carabinieri TPC: “È ininterrotta l’attività investigativa dei Carabinieri per l’individuazione, sul mercato antiquario internazionale, dei beni archeologici trafugati negli anni della grande razzia da tombaroli e trafficanti senza scrupoli. Il rimpatrio di questa antefissa dagli Stati Uniti si va ad aggiungere ad altri frammenti recuperati grazie anche alla sinergia tra la magistratura, il ministero della Cultura e le associazioni culturali attive in questo settore per ricomporre le ferite inferte al patrimonio archeologico nazionale. Il recupero del Comando Carabinieri Tpc del dicembre 2025 e l’esposizione delle quattro antefisse trafugate in anni diversi e qui riunite per la prima volta, rappresenta un ulteriore traguardo nell’attività di contrasto allo scavo clandestino e all’illecito commercio internazionale. Costituisce anche un’occasione unica di conoscenza, sensibilizzazione e valorizzazione del patrimonio culturale, ed etrusco in particolare, sottratto all’Italia, all’interno di una esposizione permanente continuamente rinnovata, quale è il Museo dell’Arte Salvata, realizzato in stretta collaborazione tra il Dipartimento per la tutela del patrimonio culturale, il Dipartimento per la valorizzazione del patrimonio culturale, il Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale e il Museo Nazionale Romano”.
Come sottolineato da Federica Rinaldi, direttrice del Museo Nazionale Romano, questa esposizione consente ai visitatori di ampliare la loro visione sul mondo etrusco, accrescere la personale conoscenza di quella civiltà grazie all’ampliamento d’orizzonte nel percorso espositivo di questa mostra che evidenzia gli sforzi continui per la tutela del patrimonio culturale italiano.