Novantanove concorrenti, giovani pianisti dall’Italia e da tutto il mondo, si stanno misurando per il Roma International Piano Competition 2023 (link). Passeggiando per il Chiostro di San Giovanni Battista de’ Genovesi, su via Anicia, nel cuore romano di Trastevere, ci si trova immergersi nelle note musicali visto che nella storica struttura conventuale i ragazzi hanno a disposizione diverse sale per prepararsi prima di affrontare le prove programmate. Esami che avvengono di fronte alla giuria in un magnifico salone affrescato, uno scrigno d’architettura storica che racchiude la bellezza della musica.
Grande serata finale della Competizione pianistica la sera del 16 novembre con concerto e premiazioni finali, il tutto all’Oratorio San Francesco Saverio del Caravita (ore 20,30 a via del Caravita, 7 – sempre a Roma) con la partecipazione dell’Orchestra del Concorso Pianistico Internazionale Roma diretta da Filippo Manci.
All’evento conclusivo anche un partner del Concorso, la Fondazione Cuomo (link), rappresentata da Maria Elena Cuomo che la presiede e che l’ha creata nel 2001 insieme al marito Alfredo per aiutare i bambini del mondo in realtà povere e fortemente svantaggiate creando infrastrutture ed erogando borse di studio: oggi la Fondazione è molto attiva nel mondo dell’istruzione, dell’assistenza sociale, della ricerca ambientale e della cultura.

L’evento è una perfetta rappresentazione di come l’Arte e la Musica riuniscano, senza distinzioni di frontiere e di fedi, un messaggio vitale, prezioso in questo periodo di conflitti e di sangue, di attacchi terroristici e di sopraffazioni.
Obiettivo distintivo che è stato sempre ed è ancora oggi alla base del Concorso romano.
Lo ribadisce il Maestro Marcella Crudeli che ideò e concretizzò questo appuntamento con la Musica per la valorizzazione di giovani allievi ed emergenti.

“Il concorso ha 32 anni di vita. Nacque in ritardo rispetto ad altre capitali europee e mondiali che già avevano dei loro importanti concorsi pianistici internazionali, basta pensare a Mosca, Montréal, Parigi, Bruxelles mentre a Roma mancava – racconta il Maestro Marcella Crudeli – Presi l’iniziativa per il Roma International Piano Competition seguendo la necessità di aiutare i giovani: sapevo e so bene cosa significa intraprendere una carriera pianistica e oggi sono ben consapevole che le difficoltà sono ancora più grandi.

Il Concorso permette di rappresentare una fratellanza di popoli, non guardiamo da quali paesi provengono i concorrenti. In passate edizioni hanno vinto anche in ex aequo giovani israeliani e palestinesi, ucraini e russi. Senza alcuna discriminazione.

Qui regna l’Arte. Tutto il resto rimane fuori, a cominciare dalla politica, dalle etnie, dalle religioni. I nostri vincitori hanno raggiunto i primi posti anche in grossi concorsi internazionali come il Tchaikovsky di Mosca, il concorso di Bruxelles e tanti altri. La Competizione di Roma si è da tempo affermata per la sua qualità e per il suo raggiunto prestigio”.

I 99 giovani artisti sono arrivati da 19 nazioni, da Ucraina, Russia, paesi asiatici ed europei.
A guidare la selezione è il Maestro Marcella Crudeli, presidente della giuria di questa 32a edizione del Concorso Pianistico Internazionale Roma, nonché direttrice artistica e fondatrice di questa competizione pianistica e presidente dell’Associazione Culturale “Fryderyk Chopin” di Roma.

Con la Crudeli in giuria un gruppo di maestri internazionali di altissimo livello, come consuetudine di questo evento:

  • Maria Teresa Carunchio (ARG-ITA):
  • Vincenzo Marrone d’Alberti (ITA);
  • Michele Gioiosa (ITA);
  • Antonio Soria (SP);
  • Carles Lama (SP);
  • Silvia Rinaldi (ITA);
  • Arturo Stalteri (ITA);
  • Franco Carlo Ricci (ITA).

La musica, i giovani pianisti, differenze tra generazioni in 32 anni di vita del Roma International Piano Competition: risponde il Maestro Marcella Crudeli

– Giuseppe Grifeo – Il Roma International Piano Competition è alla sua 32a edizione, una bella impresa organizzare tutto. Per lei Maestro è sempre una bella prova, anno per anno, anche perché non è facile curare tutti i particolari nella città capitolina, far sì che ogni meccanismo dell’evento giri a dovere, poi i contatti internazionali, la registrazione dei partecipanti, gli spazi da garantire ai concorrenti per mettersi alla prova.

Marcella Crudeli – Organizzare un concorso non è facile, soprattutto in una città così sterminata come Roma dove tutto è più dispersivo. Da tanti anni abbiamo trovato questa magnifica Confraternita dei Genovesi che ci ospita in questo oratorio a Trastevere, ma non solo qui: abbiamo a disposizione tutte le sale splendidamente affrescate dove i ragazzi trovano i pianoforti portati da Alfonsi per poter studiare prima delle singole esibizioni. Una situazione preziosa che ci permette di avere un centro unico di preparazione e svolgimento delle prove in una metropoli enorme come è Roma.
Tanto per inquadrare questo luogo di pace e di arte che ci accoglie, si tratta di un’antica struttura nata nel 1400 nata per i marinai malati che si fermavano a Ripa Grande e che qui venivano ricoverati. Era un vero e proprio ospedale. Poi le varie trasformazioni nei secoli fino alla gestione di questa Confraternita di cui faccio parte.

– Giuseppe Grifeo – Come è articolato il Roma International Piano Competition?

Marcella Crudeli – Siamo riusciti ad arricchire questo evento con la sezione dedicata alle prove a quattro mani e, ancora di più, con quella a due pianoforti, sezioni difficili da trovare in altri concorsi. Le articolazioni di questa competizione prevedono sezioni per giovani fino a 19 anni, poi fino a 25 e anche il Concorso Chopin suddiviso in tre prove, l’ultima di queste con l’orchestra.

– Giuseppe Grifeo – Trentadue anni per questa competizione pianistica. In oltre tre decenni come è cambiato il panorama dei giovani talenti che si presentano per concorrere, come e se è mutata la loro preparazione, il loro stato d’animo, la loro volontà.

Marcella Crudeli – Ho ben notato differenze in tutto questo tempo. Parto dai giovani concorrenti italiani. Questi si dividono in due categorie. Trovo due aspetti opposti. Da una parte grandi talenti, veramente eccelsi. Poi una bella parte caratterizzata da un evidente abbassamento delle caratteristiche e delle possibilità/preparazione.
Gli stranieri invece vanno sempre dritti e decisi verso l’obiettivo, soprattutto gli orientali che si sono messi in luce per la loro volontà e voglia di arrivare, quindi Giappone, Cina, Corea.
Oggi c’è anche una mutata difficoltà nell’intraprendere la carriera. Ai tempi dei miei inizi si facevano le audizioni, io stessa ne ho fatte alla Rai: se piacevi e se il direttore generale concordava sulla tua buona qualità, ti facevano subito suonare. Di me ricordo a diciassette anni il concerto con orchestra al Foro Italico ripreso dalla televisione.
Oggi invece non è così facile per un giovane. Si presentano più difficoltà, tutto è più burocratizzato e poi su questi ragazzi si intrecciano molti interessi che spingono affinché un allievo possa emergere. Non che una volta questo fenomeno non esistesse, però se uno valeva, andava avanti comunque. Oggigiorno il valore è importante, ma non basta.

– Giuseppe Grifeo – E quali caratteristiche deve avere un artista per emergere e primeggiare a lungo?

Marcella Crudeli – Le qualità di un artista sono vitali, ne sono il fulcro. Poi però ci sono delle proprietà collaterali e molto importanti: buona volontà, spirito di sacrificio, salute, tenuta nervosa che è importantissima.
Le faccio un esempio. Durante una stagione un giovane pianista può trovarsi a partire dall’Europa in piena estate e arrivare in Nuova Zelanda dove è inverno. Parte la mattina e arriva di notte. In gioco sta tutto il suo metabolismo. Arrivato alla meta per un concerto, ha solo un giorno di tempo per potersi riprendere da un viaggio lunghissimo e dagli stravolgimenti ambientali. Senza contare il periodo di sonno per il cambio ore: si va a letto e non si riesce dormire. E mangiare? Magari non se ne ha voglia sempre per lo stravolgimento orario e la fatica.
Poi arriva al momento di presentarsi al pubblico, ma a quest’ultimo non gliene importa nulla se il pianista è stanco morto, se ha viaggiato tanto e patisce tutto il resto del disagio. Il pubblico vuole sentire, è venuto per il concerto, il resto non gli importa.
Per questo motivo e per tanti altri, le qualità di un artista cui ho accennato, sono vitali.
A tutto questo si deve aggiungere il saperci fare, saper gestire la propria carriera.
Una volta il pianista si faceva aiutare anche da altri, l’organizzazione era molto differente. Oggigiorno invece l’artista deve sapersi gestire la carriera, gestire la giornata, lo studio: non è che può fare un giorno sette ore di studio ed esercizio e il giorno dopo nulla. Deve invece essere molto regolare.
Ecco perché talvolta si dice, ma come mai quel talento era così bravo e poi dopo sette anni è già finito, scomparso come una meteora?
Occorre molta forza. Chi si fa valere è proprio una bestia da tastiera. Se non ti reggono il fisico e la psiche, è la fine.

– Giuseppe Grifeo – Ed ecco che si viene al punto, il perché del Roma International Piano Competition. E poi, mettersi alla prova durante un concorso non è identico a suonare durante un concentro.

Marcella Crudeli – Questo Concorso deve poter essere un trampolino di lancio per questi giovani meritevoli sia come loro titolo di merito e d’esperienza, sia come loro capacità fisica e nervosa che fa superare prove su prove.
Un conto è suonare in un concerto, altra cosa è suonare in concorso: sono due cose diverse. L’esperienza dei concorsi è preziosa, c’è tensione emotiva, di competizione tra colleghi e c’è di mezzo il giudizio. Di contro, il concerto forse è più rilassante, l’atmosfera è del tutto differente.

– Giuseppe Grifeo – Volendo descrivere i concorrenti in questi trentadue anni?

Marcella Crudeli – In tutti questi anni c’è stato un fiorire notevole di gente molto valida, cinese, giapponese e coreana. Loro sono delle macchine. Hanno questa tecnica che non fallisce mai, hanno queste esecuzioni che talvolta inizialmente io chiamavo “macchinetta”. Però nel tempo ho notato che stanno maturando. Questi orientali sono venuti in Europa studiando con professori assorbendo l’aspetto romantico e creativo, stanno cambiando e sono cambiati. Sono persone che competono e che spessissimo vincono, anche per la loro notevole tenuta nervosa.
Poi c’è la notevolissima scuola russa, nonostante il momento complesso, anche loro vincono come fanno gli ucraini.
Abbiamo iscritti dalle più varie provenienze, oltre alle già citate e ai tanti italiani, anche dall’Uzbekistan, dal Vietnam, dalla Germania, Serbia, Kazakistan, Romania, Polonia, Slovenia, Austria, Francia, Singapore, solo per citarne alcune.

Il momento finale del Concorso all'Oratorio del Caravita il 16 novembre con concerto per orchestra e premiazioni finali, segnerà l'inaugurazione del convegno dell'Epta-European Piano TeachersAssociation, per la terza volta presieduto dal Maestro Marcella Crudeli, organizzatrice quindi di questo incontro: partirà il 17 novembre per concludersi il 19, sempre a Roma e al Chiostro di San Giovanni Battista de' Genovesi.

32° Roma International Piano Competition

I vincitori nelle diverse categorie e i finalisti al Premio Chopin

Dall’alto in basso e da sinistra a destra: Joel Madalinski-Artur, Massimo Urban, Beatrice ed Eleonora Dallagnese, Eryk Koszela e Yehuda Prokopowicz, Nao Kanemura e Yoshiaki Sato

Giovani Pianisti – Young Pianists

  • Primo premio assoluto
    Joel MADALIŃSKI-ARTUR (GER)

Pianisti Emergenti – Emerging Pianists 2023

  • Primo premio assoluto
    Massimo URBAN (ITA)

Sezione DUO Section
Quattro Mani – Four Hands 2023

  • Primo premio assoluto EX-AEQUO
    Beatrice & Eleonora DALLAGNESE (ITA)
    Eryk KOSZELA & Yehuda PROKOPOWICZ (POL)

Sezione DUO Section
Due Pianoforti – Two Pianos 2023

  • Primo premio assoluto
    Nao KANEMURA & Yoshiaki SATO

Premio CHOPIN Prize
Finalisti

  • Dina Ivanova
  • Vera Cecino
  • Rongrong Goa

Di Giuseppe Grifeo

Giornalista professionista, nato e maturato terrone, avi terroni, vivente e scrivente... Passione per l'astronomia, l'egittologia, la storia, quella antica e medievale in particolare, le leggende, l'enogastronomia e la mia Sicilia. Nato per curiosare, indagare, ficcare il naso, ma con discrezione, elegantemente

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