Un bene primario, l’acqua, al centro di quattro giornate popolate da rappresentanti di governi e istituzioni, organizzazioni internazionali, imprese e comunità scientifica. Al primo Forum Euromediterraneo dell’Acqua, ospitato a Roma nel centro congressi La Nuvola, è emersa la necessità sempre più stringente di un lavoro comune per fronteggiare la crisi idrica. Un ricco programma fatto di sessioni istituzionali, conferenze e workshop, quindi idee, progetti, prime attuazioni, rilevazioni sulle aree a rischio in paesi che fanno parte del bacino mediterraneo, necessità d’acqua differenziate fra i territori.
(sfondo immagine di copertina – magnific.com/rawpixel.com)
Studi scientifici, concezioni della gestione dell’acqua partendo dal patrimonio culturale e storico delle singole aree, soluzioni tecnologiche, compresa la progettazione e gestione di strutture e reti di distribuzione grazie all’AI, ma anche soluzioni finanziarie e di sforzo comune fra enti pubblici, accademici e il mondo dell’impresa, una vera e propria collaborazione pubblico-privato. Questa visione è stata raccontata con chiarezza fra panel, approfondimenti, conferenze e spazi espositivi: “Talvolta, quando si parla di acqua, si cede al pessimismo mentre nelle nostre sale e nell’area espositiva ho respirato sin dal primo giorno un clima di ottimismo. C’è stato un senso di orgoglio per un evento storico che ha messo l’Italia al centro della scena internazionale sull’acqua”, ha detto Maria Spena, presidente del Comitato One Water Italia, ideatore e organizzatore del forum.


La realtà del Mediterraneo è un unicum sotto moltissimi aspetti, come ricordato dalla stessa Spena, a cominciare dal punto geopolitico, baricentro vitale fra tre continenti. Aree territoriali che, per quanto differenti, sono accomunate da problemi e da opportunità comuni.
Il Mediterraneo è un vero e proprio “hotspot” della biodiversità, il Mare Nostrum è una dimensione che racconta nel dettaglio l’importanza della sua salvaguardia.
I numeri raccontano il nostro mare chiuso, 46.000 chilometri di coste, 1.500 metri di profondità che ospitano più di 17.000 specie marine, una dimensione enorme pari al 7,5% della biodiversità mondiale tutta custodita nel forziere del piccolo Mediterraneo.
Fra i documenti programmatici anche la Dichiarazione Ministeriale dell’UpM sull’acqua nel Mediterraneo che sostituisce e aggiorna la prima Dichiarazione sull’acqua adottata a Malta nel 2017 fissando propositi e priorità regionali per centrare gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile (OSS) legati alle risorse idriche.
In contemporanea con la Dichiarazione è stata lanciata la Rome Initiative on Water (Iniziativa di Roma sull’Acqua), co-presieduta da Italia (ministro Antonio Tajani), Giordania (ministro Raed Abu Soud) e Commissione Europea (commissaria Jessika Roswall).
“Il lavoro fatto fino ad oggi non finisce certo qui. L’evento è andato al di sopra di tutte le nostre aspettative: nel momento in cui vi parlo abbiamo già superato le 5000 registrazioni della vigilia – ha rimarcato Maria Spena – Spesso si dice, giustamente, che della crisi idrica si parla troppo poco. Bene, a questo Forum dovrà essere riconosciuto il merito di aver colmato questo vuoto. In quattro giorni abbiamo avuto 700 relatori per oltre 100 incontri tra workshop e panel. Ogni ora, in ogni sala, si è parlato di acqua e lo si è fatto a 360 gradi, senza trascurare alcun aspetto. Che l’impegno dell’Italia sull’acqua non finisse con questo Forum lo abbiamo capito sin dal primo giorno con il lancio della Rome Initiative on Water su cui il ministro Tajani ha già annunciato l’approvazione del primo progetto per supportare i Paesi partner. Ha detto bene il ministro: questo Forum è il primo tassello della ‘diplomazia dell’acqua‘. Dalla Nuvola arriva uno slancio all’impegno di fare del Mediterraneo il più importante hub di resilienza idrica. Quindi non va trascurata la valenza geopolitica di questa risorsa”.


Una panoramica importante questa del Forum Euromediterraneo dell’Acqua, resa estremamente incisiva per idee e proposte che riguardano più aspetti, il tutto con l’obiettivo di giungere al 2028 con un Mediterraneo che sia stato mutato da pura area di vulnerabilità a piattaforma di cooperazione sull’acqua.
Un grande lavoro di raccordo che ha come primo obiettivo quello di dicembre 2026 ad Abu Dhabi con la Conferenza delle Nazioni Unite sull’Acqua 2026.
Proprio ponendosi davanti questo primo obiettivo, all’UpM, la riunione ministeriale dell’Unione per il Mediterraneo, sono stati individuati i capisaldi d’azione comune portati poi all’evento internazionale di Roma: governance, cooperazione transfrontaliera, inclusione, IA e digitalizzazione, nesso acqua-cibo-energia, finanza e resilienza climatica.
Il percorso organizzativo, programmatico e di delineazione delle idee porta ad altri appuntamenti:
al Cairo Water Week dal 25 al 29 ottobre 2026 nei saloni del Triumph Luxury Hotel al Cairo – Egitto, guidato dal tema “Water as a Catalyst for: Peace, Shared Prosperity, and a Sustainable Planet” in concomitanza con la 7ª Conferenza Araba dell’Acqua;
all’11° World Water Forum che si terrà a Riyadh, Arabia Saudita, dal 21 al 25 marzo 2027 sotto il tema “Action for a Better Tomorrow – Azione per un futuro migliore”, dove parteciperanno governi, regioni, autorità locali e stakeholder, oltre 600 organizzazioni che hanno già comunicato la loro intenzione di essere presenti.
“Credo che il filo conduttore dei tanti dibattiti tenuti alla Nuvola in questi giorni sia la richiesta di un programma d’azione chiaro sull’acqua che coinvolga tutti i settori e tutte le voci – ha aggiunto la presidente del Comitato One Water Italia – in particolare quelle comunità locali e quelle popolazioni più a rischio per gli effetti della scarsità idrica e del degrado degli ecosistemi. Un programma che deve partire dai dati e dalle esperienze reali: e noi, qui al Forum, ne abbiamo raccolte tante. Un patrimonio che non andrà disperso e che metteremo a disposizione degli addetti ai lavori e dei decisori politici, e che porteremo avanti dando continuità a quanto fatto. È stata una soddisfazione vedere qui alla Nuvola la presenza di delegazioni extra-euromediterranee. La piattaforma di dialogo tra istituzioni, imprese, accademia e società civile che abbiamo realizzato può diventare un modello anche al di fuori dai confini del Mediterraneo. Siamo riusciti a far dialogare mondi che troppo spesso lavorano separatamente. Siamo stati coraggiosi: abbiamo rivelato un lato della questione idrica, non solo le criticità, ma anche le opportunità che arrivano dalla digitalizzazione, dalla finanza blu e dal peso della blue economy. La risonanza mediatica che abbiamo registrato ci ha permesso di dare un messaggio diverso sull’acqua e sono fiduciosa che ora sia destinato a rimanere e consolidarsi. Dovremmo smettere di considerare l’acqua – e in particolare le infrastrutture necessaria all’acqua – solo come un costo. L’acqua è un investimento. Investire nell’acqua può proteggere la crescita economica, rafforzare le comunità e gli ecosistemi e generare milioni di posti di lavoro, come dimostra la vitalità della Blue Economy. L’acqua è una componente insostituibile di ogni forma di vita e come tale ne deve essere riconosciuto il diritto universale di accedervi. E, sempre più, l’acqua è una questione di sicurezza. E la questione ambientale è anche, anzi, direi soprattutto una questione idrica. Non dimentichiamolo: non c’è ambiente senza acqua, non c’è verde senza blu”.
Al Forum interventi di esperti ed esponenti governativi delle nazioni mediterranee e aree vicine hanno evidenziato punti critici sui quali intervenire, come desertificazione, biodiversità, clima, ambiente, resilienza dalla sorgente al mare, riduzione del rischio di catastrofi, punti messi in risalto da Mohamed CBC Diatta, Sherpa del Senegal alla Conferenza delle Nazioni Unite sull’Acqua del 2026 (Sherpa = rappresentante legale di quella Nazione per le conferenze internazionali sull’acqua e la cooperazione idrica globale).
Per agire è vitale una profonda cooperazione fra i paesi coinvolti, sottolineatura fatta dal finlandese Antti Rautavaara, inviato speciale Nazioni Unite per le risorse idriche del ministero degli Affari Esteri finlandese e presidente del Dialogo Interattivo D, 2026, uno dei principali diplomatici che si concentrano sui principali bacini idrografici transfrontalieri condivisi con la “diplomazia dell’acqua”. Da qui il coordinamento in atto di 30 Paesi per l’adesione e la costituzione di un UN Academic Hub con l’Università delle Nazioni Unite, l’UNESCO e partner che fanno parte di atenei per dare maggiore impulso alla cooperazione scientifica.




Un coordinamento fra le iniziative sull’acqua che deve essere esteso e reso più organico, come detto da Abdulaziz Alshaibani, viceministro delle Risorse Idriche del ministero dell’Ambiente, dell’Acqua e dell’Agricoltura dell’Arabia Saudita nonché co-presidente del World Water Forum. Quindi, un chiaro invito a tutti gli attori: occorre una instaurare una governance integrata, investimenti, innovazione, circolarità, dati e partenariati.
Tra i temi emersi nel corso del Forum, particolare attenzione è stata dedicata al ruolo del mondo delle imprese nella gestione della risorsa idrica. Aziende di settori diversi hanno portato a Roma esperienze e strategie per ridurre, riutilizzare e rendere più efficiente il consumo di acqua evidenziando come la risorsa idrica stia assumendo un’importanza crescente non solo sul piano ambientale, ma anche economico, industriale e della sicurezza. In questa prospettiva, il CEO Water Summit ha riunito imprese e istituzioni per confrontarsi su impegni concreti per la tutela del ciclo idrologico e la resilienza dei territori mediterranei.
Il Forum ha inoltre posto al centro il tema degli investimenti nel settore idrico, con il contributo di istituzioni finanziarie internazionali e operatori del settore, a partire dalla necessità di mobilitare nuove risorse per infrastrutture e sistemi più resilienti. L’acqua è stata così affrontata non soltanto come una voce di costo, ma come un investimento strategico in resilienza, crescita economica e tutela degli ecosistemi.
I Musei dell’Acqua e WAMU+NET, il loro Global Network
Per capire al meglio il mondo dell’acqua nell’ambito del Mediterraneo, è stato affrontato anche l’aspetto culturale e storico.
Al centro il mondo dei Musei dell’Acqua in un panel del 2 ottobre scorso, “Educazione all’acqua per la resilienza climatica: lancio di un archivio globale attraverso i musei per le generazioni future – Water Education for Climate Resilience: Launching a Global Repository through Museums for Future Generations”.
Protagonista di questo incontro l’UNESCO WWAP-World Water Assessment Programme. Promotore e coordinatore del panel Eriberto Eulisse, direttore esecutivo del Water Museums, direttore del Centro Internazionale Civiltà dell’Acqua, responsabile del progetto Museo dell’Acqua di Venezia, amministratore delegato di WAMU+NET, il Global Network dei Musei dell’Acqua (Di Roma dedicherà a questo argomento un articolo con intervista proprio a Eriberto Eulisse).








Lo scopo è dare vita a strumenti educativi condivisi per promuovere la resilienza a livello regionale e internazionale, fornire conoscenza e coscienza, a cominciare dai territori meno attrezzati, sugli aspetti storici e di retaggio nell’uso delle acque, grazie anche a un cloud dei Musei dell’Acqua (WAMU+NET), una rete strutturale globale che educhi e informi eliminando frammentazioni nella ricezione dei fatti e delle testimonianze, uno strumento consultabile gratuitamente ovunque.
Il tutto per cambiare profondamente il modo in cui tutti percepiamo e amministriamo l’acqua, quindi unire conoscenze passate e presenti sulla gestione idrica. Comprendere da dove siamo arrivati, come è cresciuta la mentalità delle nazioni di bacino nel governo delle acque in relazione ai diversi ambiti climatici. Capire come adattare area per area le nuove soluzioni per la sicurezza idrica connessa a quella alimentare. Un ulteriore strumento per ideare e progettare strumenti adatti a contrastare in maniera territorialmente più efficace la scarsità d’acqua, l’esaurimento delle risorse, le conseguenze dell’inquinamento, dello scioglimento dei ghiacciai, quindi rispondere alle alterazioni dei cicli di inondazioni e siccità causate dai cambiamenti climatici.
L’acqua non può essere solo uno “strumento” utilizzato per sostenere la crescita economica ignorando proprio le conseguenze sull’ambiente.
Nel 2018, il Consiglio del Programma Idrologico Intergovernativo (UNESCO-IHP) ha ufficialmente riconosciuto WAMU+NET come “Iniziativa di Punta” premiando le attività innovative e la visione pionieristica che l'organismo implementa a livello internazionale.