Il gestore dello storico locale di via dei Condotti aveva portato via dipinti, sculture e oggetti di antiquariato di grande valore, circa 8 milioni di euro, simbolo della Roma settecentesca e parte dell’arredo del noto Caffè Greco. Lo aveva fatto senza prima chiedere i necessari permessi. Gli antichi ambienti, in pieno del centro storico capitolino, erano stati vuotati di quanto c’era di più prezioso. Proprio perché antichi e parte del patrimonio culturale italiano, non potevano essere ricollocati da nessuna parte senza il consenso della Soprintendenza di Roma, invece il locatario li aveva trasferiti in due suoi depositi a via della Mercede (zona piazza San Silvestro) e in via Otranto (zona Ottaviano, tra viale delle Milizie e viale Giulio Cesare). A questo punto, il 23 settembre, i Carabinieri TPC-Tutela Patrimonio Culturale hanno sequestrato tutti questi oggetti.
Questo procedimento con i risultati di fine indagine potrebbe accelerare l’iter di sfratto dello storico locale precludendo altre soluzioni per la sua tutela?
All’interno del Caffè Greco erano custodite più di 300 opere che arricchivano le eleganti pareti del locale. In breve, si trattava di una delle maggiori gallerie d’arte private accessibili al pubblico, un primato globale.
Nella Sala Omnibus, quella che è sempre stata il cuore culturale del locale, ritrovo delle maggiori personalità, ci si ritrova circondati di medaglioni, miniature e placche di gesso che raccontano il passaggio di grandi personaggi della letteratura, della musica e di molti altri campi come Bizet, Baudelaire, Byron, D’Annunzio, Goethe, Guttuso, Joyce, Leopardi, Nietzsche, Silvio Pellico e anche Buffalo Bill e Toro Seduto.
Nelle foto qui sopra i locali del Caffè Greco, a sinistra nell’epoca attuale (foto LluisdeZamora, licenza Creative Commons-2.0 Generico), a destra, immagine in bianco e nero (copyright scaduto – foto nel pubblico dominio) l’ambiente è del febbraio del 1890, attorno a un tavolo dello storico locale Buffalo Bill con Toro Seduto, Alce Nero e Diego Angeli durante il tour italiano del Buffalo’s Wild West Show (da “Le cronache del Caffè Greco. Con 19 illustrazioni“, di Diego Angeli, Ed. Treves, 1930)
I militari, insieme al personale della Soprintendenza Speciale ABAP-Archeologia, Belle Arti e Paesaggio di Roma, hanno eseguito il decreto di sequestro emesso dal GIP-giudice per le indagini preliminari di Roma, con il coordinamento dell’aggiunto Giovanni Conzo e del sostituto Claudio Santangelo del dipartimento Criminalità diffusa e grave della Procura della Repubblica di Roma.
Tutti questi pezzi erano classificati come di rilevante pregio, sottoposti a vincolo culturale e dichiarati di interesse culturale particolarmente importante: adesso sono stati di nuovo censiti dai Carabinieri TPC e collocati in un deposito giudiziario. La speranza è che tornino al Caffè Greco.
Immagini tratte dall’account Facebook dell’Antico Caffè Greco
Il citato provvedimento si è reso necessario a seguito di accertamenti eseguiti dai Carabinieri del TPC dai quali è emerso che l’attuale locatario dell’immobile, sede del caffè, aveva rimosso i suddetti beni mobili – di stretta pertinenzialità rispetto agli ambienti dell’immobile storico ove erano allocati e da questo inamovibili – trasportandoli in due distinti depositi senza ottenere il previsto consenso della Soprintendenza di Roma, ponendo gli stessi beni al rischio di dispersione o distruzione, in violazione della disciplina contenuta nel Codice di beni culturali e del paesaggio.
(dai Carabinieri TPC)
La più recente e difficile fase per il Caffè Greco – su via dei Condotti da 265 anni – proseguirà forse con l’esecuzione dello sfratto che è slittata a dopo il 26 novembre, data dell’udienza fissata in tribunale.
La vicenda risale al 2017 con la scadenza del contratto di locazione. Da quel momento è cominciata la battaglia legale tra i gestori del Caffè e il proprietario dei locali fisici, l’Ospedale Israelitico.
L’ultima tappa di questo braccio di ferro fra udienze, fascicoli e carte bollate risale a luglio 2024 con la sentenza della Cassazione che ha sancito due principi, il diritto della proprietà di rientrare in possesso del locale, ma anche un obbligo che lo stesso proprietario delle mura deve osservare, quello di non snaturarne l’identità storica del Caffè Greco.
Di fronte alla possibilità ormai quasi certa dello sfratto, il gestore Caffè ha ribadito che “A dicembre del 2024 è stato emanato un decreto del governo che tutela le attività commerciali storiche. Per la prima volta si è detto chiaramente che un’attività commerciale può avere lo stesso valore culturale di un palazzo storico o di un dipinto di Caravaggio. Noi spingeremo anche il ministero nella misura forse estrema, ma necessaria, ovvero dell’esproprio delle mura. Abbiamo già manifestato l’intenzione di voler coprire i costi del posto. Da subito vorremmo dare gli 800.000 euro l’anno, che per noi è un salto nel buio, ma di fronte a uno sfratto preferiamo prenderci questo rischio”.








