Assistere alla presentazione della mostra “Le ferrovie d’Italia (1861-2025) – dall’unità nazionale alle sfide del futuro” ha risvegliato molti ricordi, quelli accumulati in una vita. Per chi qui scrive, ecco i decenni di viaggi in Peloritano e Wagon lits, il traghettamento in treno lungo lo Stretto di Messina nei lunghi percorsi diurni e notturni da Roma alla Sicilia, magari con auto al seguito caricata sulle bisarche in coda ai convogli. Sono esperienze simili a quelle vissute da persone e famiglie d’Italia e da turisti, tutti accomunati dalle strade ferrate da Nord a Sud del Paese, vite in movimento nei convogli di Ferrovie.
L’esposizione romana è promossa e organizzata da Vive – Vittoriano e Palazzo Venezia e dal Gruppo Fs Italiane con una missione che è un racconto epico, quello che riguarda le strade ferrate italiane nello scorrere di 120 anni, quelli iniziati dalla fondazione delle Ferrovie italiane avvenuta nel 1905. La mostra andrà avanti a Roma fino all’11 gennaio 2026 alla Sala Zanardelli del Vittoriano.
La presentazione è avvenuta a Palazzo Venezia il 6 novembre con l’introduzione di Giuseppe Inchingolo, responsabile gestione strategia aziendale per comunicazione e relazioni istituzionali, che ha preceduto la curatrice della mostra Edith Gabrielli, direttrice generale del VIVE – Vittoriano e Palazzo Venezia e Tommaso Tanzilli, presidente del Gruppo Fs.
foto in alto alla presentazione avvenuta nei saloni di Palazzo Venezia a Roma. Nelle immagini, Giuseppe Inchingolo, responsabile gestione strategia aziendale per comunicazione e relazioni istituzionali, che ha aperto la presentazione, poi Edith Gabrielli, direttrice generale di VIVE – Vittoriano e Palazzo Venezia e Tommaso Tanzilli, presidente del Gruppo Fs
Di ricordi personali è ricca ogni famiglia italiana, c’è chi rammenta bene di essere salito anche su storici convogli come il Settebello o l’Arlecchino, veri simboli del design industriale e del trasporto italiani.
“Nel cuore del Vittoriano e nel Giardino di Palazzo Venezia, la mostra racconta il ruolo decisivo delle ferrovie nel processo di unificazione nazionale – ha rimarcato Edith Gabrielli, direttrice generale del Vive – Ho voluto un progetto interdisciplinare che, partendo da un rigoroso impianto storico, restituisse la complessità del tema attraverso la forza significante delle nuove tecnologie e delle arti, sia visuali che letterarie. A questo servono in mostra i quadri e le sculture di De Nittis, Boccioni, de Chirico, Mattiacci, Kounellis, Paolini e Padroni, le fotografie di Berengo Gardin, Battaglia e Jodice, i film e i video di Visconti, Fellini e Cage o le installazioni con testi poetici e letterari di Carducci, Pirandello e Starnone. La mostra è un viaggio nel tempo per riscoprire, in modo nuovo e appassionante, l’identità stessa del Paese. Sono lieta di averla realizzata in sinergia con una grande impresa pubblica come Ferrovie dello Stato Italiane che celebra i suoi 120 anni di vita al servizio della collettività”.
Alcune delle opere espose alla mostra “Le ferrovie d’Italia (1861-2025)”: foto 1 e 2 – Inaugurazione della linea Napoli-Portici durante il Regno Borbone nel 1839, dipinto di di Salvatore Fergola, dal Museo Reggia di Caserta; 3 – La via ferrata di Tammar Luxoro 1870; 4 – Idillio fugace di Gaele Covelli 1890; 5 – Viaggio triste di Raffaele Faccioli 1883. Tutti appartengono alla prima sezione della mostra.
Ferrovie come ossatura di un Paese, cruciale nella capacità di avvicinare la gente, di portarla verso il lavoro, di catturare nuove opportunità. Una consapevolezza sulle potenzialità del treno che é nata già nel 1800: “Ma più di ogni altra riforma amministrativa, la realizzazione delle ferrovie contribuirà a consolidare la conquista dell’indipendenza nazionale”, sono le parole Camillo Benso, Conte di Cavour, pronunciate negli anni Quaranta del XIX secolo, individuando il ruolo delle ferrovie nel percorso del Risorgimento e nella costruzione dell’Italia moderna, ma anche cosciente del primo e cruciale passo fatto da altri, dai Borbone Re delle Due Sicilie, lungimiranti nell’essere i primi nel dare vita in l’Italia alla prima strada ferrata il 3 ottobre 1839, linea Napoli-Portici per 7,2 chilometri, lo stesso Re Ferdinando II ne percepì le forti potenzialità e comodità.
La storia dell’unità d’Italia e la storia delle ferrovie si unirono poi in una cosa sola permettendo di connettere regioni ed ex regni che erano stati separati per oltre un millennio, territori che potevano contare su viaggi a cavallo, in carrozza, a dorso di mulo o a piedi, quando non si utilizzavano le vie del mare.
“Le Ferrovie dello Stato rappresentano una parte fondamentale dell’identità italiana: hanno accompagnato ogni stagione della nostra storia, contribuendo in modo decisivo alla crescita economica, culturale e sociale del Paese – ha dichiarato Tommaso Tanzilli, presidente del Gruppo FS – Questa mostra non celebra soltanto un anniversario, ma una comunità di donne e uomini che, da oltre un secolo, mettono in movimento l’Italia con passione, competenza e senso di responsabilità. L’evoluzione tecnologica, l’Alta Velocità, i treni notte e la rete dei collegamenti regionali hanno cambiato il modo di viaggiare e di vivere il Paese, avvicinando città, persone e opportunità e facendo della ferrovia italiana un modello di eccellenza riconosciuto anche a livello internazionale. Raccontare 120 anni di FS significa raccontare la storia di un popolo, di un sistema industriale capace di coniugare tradizione e innovazione, memoria e visione. Il nostro futuro è fondato sulla sostenibilità, sulla tecnologia e sulla centralità della persona: valori che ci guidano ogni giorno e che desideriamo condividere con i visitatori o attraverso questo percorso di memoria e prospettiva”.
Immagini dalla sede della mostra e altre opere lì esposte: 1 e 2 – Senza Titolo di Luca Padroni, 2013; 3 – L’addio di Anselmo Bucci 1917; 4 – Treno in corsa di Ivo Pannaggi 1922; 5 – Treno notturno in corsa di Pippo Rizzo 1926; 6 – Piazza Italia di Giorgio de Chirico, anni 50. Sono opere in seconda e in terza sezione, (l’opera in prima e seconda immagine é simbolo della Mostra)
Come sottolineato dagli organizzatori della mostra romana, i treni e le stazioni hanno anche contribuito a plasmare una nuova identità collettiva, fatta di viaggi, incontri, pendolarismi, emigrazioni, ritorni.
E proprio questo scambio che nacque in Italia e iniziò a lievitare fra la fine del 1800 e gli inizi del 1900 (nel 1905 la nazionalizzazione e unione delle diverse ferrovie italiane) fonte di ispirazione anche per artisti e letterati che raccontarono di queste vie ferrate, del mondo che iniziò a popolarle, di questo slancio sempre più veloce verso il futuro, metafora potente della modernità che accomunò velocità e progresso, uniti alle contraddizioni sociali che si rispecchiarono anche a bordo di questi nuovi mezzi.
“La storia delle Ferrovie dello Stato Italiane è la storia di un Paese che non ha mai smesso di mettersi in movimento – ha sottolineato Stefano Antonio Donnarumma, amministratore delegato e direttore generale del Gruppo FS – In 120 anni abbiamo accompagnato la crescita dell’Italia, unendo territori, persone e comunità, e contribuendo a costruire un modello di mobilità sempre più moderno e sostenibile. Con il nuovo Piano Strategico 2025–2029 abbiamo intrapreso un percorso di trasformazione profonda: 100 miliardi di euro di investimenti per disegnare le infrastrutture del futuro, rendere la rete più resiliente e digitale, rafforzare l’intermodalità e accelerare la transizione energetica. Siamo un gruppo industriale che evolve insieme al Paese, portando l’eccellenza e il know-how italiani nel mondo per costruire una mobilità sempre più integrata, accessibile e sostenibile. La mostra al Vittoriano racconta questa evoluzione, ma soprattutto testimonia l’impegno di un Gruppo che guarda al futuro, continuando a essere motore di progresso, innovazione e coesione per l’intero Paese”.
Le ferrovie d’Italia (1861-2025) – sezioni della mostra
La storia delle ferrovie italiane è scandita in quattro sezioni che seguono lo sviluppo storico delle strade ferrate in Italia. A queste si aggiungono una sezione immersiva e un’altra didattico-dimostrativa.
Prima sezione, dal 1861 al 1904 – le prime reti regionali iniziano la trasformazione in un sistema nazionale, momento di difficoltà evidenti e immaginabili.
Seconda sezione, dal 1905 al 1944 – unificazione e nazionalizzazione delle ferrovie italiane, quindi l’età della gestione centralizzata statale, la fondazione di Fs, le innovazioni tecniche, l’uso politico e militare della ferrovia, basti considerare i due conflitti mondiali, il passaggio al regime fascista e la sua fine definitiva dopo la cacciata delle forze naziste.
Terza sezione, dal 1945 al 1984 – la ricostruzione postbellica, il boom economico e il treno come mezzo delle grandi migrazioni interne e nel pendolarismo quotidiano.
Quarta sezione, dal 1985 a oggi – la modernità viaggia sempre più rapidamente, l’arrivo dell’Alta Velocità, la digitalizzazione, le sfide della sostenibilità e l’apertura al futuro.
Sezione immersiva, sempre nella Sala Zanardelli, consente attraverso la più avanzata tecnologia digitale di fruire del racconto anche in termini emotivi e multisensoriali, le immagini avvolgono i visitatori ricoprendo per intero le mura della sezione come a far parte delle scene proiettate, un viaggio spettacolare dalle prime ferrovie fino a oggi.
Sezione didattico-dimostrativa, è nel Giardino grande di Palazzo Venezia dove sono stati collocate due monumentali riproduzioni in scala permettono di apprezzare le qualità estetiche e lo storico treno Rapido Arlecchino (Elettrotreno rapido 252) e dell’ETR 300-302 Settebello del servizio TEE- Trans Europ Express, icone dello stile e del design italiano dagli anni 50 e 60, tra i segni potenti della rinascita e affermazione industriale dopo la Seconda Guerra Mondiale.
I modelli degli elettrotreni Arlecchino e Settebello, in esposizione al Giardino Grande di Palazzo Venezia per la sezione didattico-dimostrativa della mostra
Descrizione - La mostra, che parte da un impianto storico rigoroso, affronta il tema con un accentuato carattere interdisciplinare. Quattro in ogni sezione gli assi principali di lettura, che si concretizzano in altrettanti pannelli informativi. Questi assi mettono in luce l’impatto delle ferrovie e, insieme, la loro capacità di trasformazione. Oltre che mezzo di trasporto, il treno era ed è un dispositivo capace di mutare la percezione del tempo, ridefinire il concetto di distanza e ispirare nuove visioni del lavoro, dell’identità e della comunità.
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Il primo asse di lettura verte sulla storia delle ferrovie in Italia, dello sviluppo della rete e dei mezzi, delle competenze tecniche e ingegneristiche, delle scelte organizzative e gestionali. Lo sguardo si muove dalla prima rete nazionale all’introduzione dell’Alta Velocità fino ai cantieri attuali finanziati con i fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR).
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Il secondo asse di lettura ha a che fare con l’identità, le istituzioni, la politica e l’economia, indagando le motivazioni, le strategie e gli effetti delle scelte attuate in relazione alle ferrovie in questi ambiti. L’infrastruttura ne emerge come strumento di unificazione, di modernizzazione e di governo del territorio, oltre che come fattore decisivo nello sviluppo produttivo ma anche misura delle contraddizioni del Paese, a cominciare dalla divaricazione tra campagna e città e tra Nord e Sud.
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Il terzo asse di lettura affronta il tema in rapporto alla sfera sociale e antropologica, restituendo l’impatto delle ferrovie sulla vita quotidiana, sul lavoro e sul costume, la nascita di nuove professioni e la trasformazione dei ritmi e delle percezioni collettive: dall’apparizione di una nuova figura come quella del ferroviere fino al recente mutamento del concetto di distanza e all’avvento del pendolarismo di lungo raggio con l’introduzione dell’Alta Velocità.
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Il quarto e ultimo asse della mostra indaga l’interpretazione delle ferrovie nelle arti, nella pittura, nella fotografia, nel cinema, nella poesia e nella letteratura. Gli artisti, prima e meglio di altri, hanno saputo cogliere la complessità del fenomeno, restituendone tanto la forza innovatrice quanto le ombre, le alienazioni e le contraddizioni: nelle loro opere il treno diventa simbolo della modernità e specchio delle sue ambivalenze, immagine di progresso e di perdita, di velocità e di lontananza, talvolta luogo di sperimentazione creativa o addirittura metafora esistenziale.

Le ferrovie d’Italia (1861-2025)
il libro
a cura di Edith Gabrielli
24 x 28 cm
208 pagine
110 illustrazioni
edizione italiana
cartonato
EAN 9788836663491
32 €
Le ferrovie d’Italia (1861-2025)
la mostra
Dove:
Vittoriano, Sala Zanardelli – Palazzo Venezia, Giardino grande
Orari:
Dalle ore 9,30 alle 19,30 – ultimo ingresso alle 18,45
info – informazioni:
https://vive.cultura.gov.it/it/
Biglietti:
https://vive.midaticket.com/categoria/mostra-le-ferrovie-ditalia-1861-2025/













































