Una maxi rapina avvenuta nella primavera del 2024 in una gioielleria del quartiere di Roma Parioli. In quel momento il bottino del saccheggio fu di 70 orologi di lusso per un valore commerciale superiore ai 900 mila euro. Da quell’episodio scattarono immediatamente le indagini della Polizia di Stato, ricerche e correlazioni coordinate dai magistrati del Dipartimento criminalità diffusa e grave della Procura di Roma. L’inchiesta è andata sempre più a fondo fino al capitolo finale di oggi riuscendo a scoprire e a debellare un gruppo criminale specializzato in colpi a mano armata nelle gioiellerie e negli uffici postali. I sette componenti della banda, indiziati di rapina (quattro i colpi che hanno messo a segno dal 2023 al 2025) sono stati arrestati dalla Squadra Mobile nelle prime ore del 5 maggio 2026. Inoltre gli agenti hanno ammanettato in Versilia anche il responsabile della rapina ai Parioli.
A questa loro attività principale i criminali ci aggiunsero anche la ricettazione dei preziosi rubati in modo da curare direttamente la monetizzazione di quanto era stato rapinato nelle gioiellerie.
Come sottolineato dalla Questura di Roma, l’episodio avvenuto nella gioielleria dei Parioli, per le modalità esecutive ed il valore del compendio sottratto, aveva immediatamente orientato gli investigatori verso un contesto criminale strutturato.
In quella primavera del 2024, “dopo essere entrati in una prestigiosa gioielleria dei Parioli, due finti clienti, simulando interesse all’acquisto di orologi di lusso, avevano estratto delle pistole – una delle quali dotata di silenziatore – minacciando il dipendente per riscuotere 70 pezzi pari ad un valore di mercato di 900 mila euro.
Gli investigatori della Squadra Mobile, incaricati fin da subito delle indagini, hanno puntato il loro mirino su un volto estrapolato dalle immagini di videosorveglianza dell’esercizio, i cui tratti somatici sembravano combaciare con quelli di un noto pregiudicato per reati della stessa specie”.
Grazie a quella ricerca gli agenti della Polizia di Stato sono risaliti a un un 64enne romano, in passato già finito in carcere.
Da lì i poliziotti hanno ritrovato diversi riscontri tecnici ricostruendo il modo di agire di un gruppo criminale organizzato e ben strutturato secondo un assetto piramidale: al suo interno definiva ruoli ben precisi per ogni componente.
“La funzione di vertice dell’associazione sarebbe stata rivestita da un 56enne di origini siciliane, seguito – in un’ottica discendente – da un conterraneo 47enne, con compiti sia operativi che organizzativi/logistici. Sullo stesso livello si collocava l’uomo immortalato nelle immagini estrapolate dal colpo ai Parioli, predestinato a compiti più operativi e delegato ai sopralluoghi. L’uomo avrebbe anche assunto la responsabilità della custodia delle armi utilizzate per i colpi e delle vetture ad essi logisticamente funzionali.
Alla base della piramide, infine, sarebbe stata ricostruita la posizione di un 40enne siciliano e di un 64enne romano, con funzioni di ausilio nelle fasi preparatorie e specifici compiti esecutivi nella gestione concreta delle singole operazioni”.
Come raccontato dalla Questura di Roma, secondo quanto ricostruito dagli investigatori i colpi venivano pianificati con estrema meticolosità, seguendo schemi operativi consolidati.
I veicoli impiegati per fare il colpo, assicurare la copertura agli esecutori materiali e per garantire la fuga, venivano scelti sistematicamente tra mezzi rubati e poi “ripuliti” mettendo targhe contraffatte o clonate riconducibili ad auto e furgoni realmente circolanti, così da eludere eventuali controlli.
A completare tutta la preparazione fatta dai criminali, un mezzo di supporto – generalmente un furgone – veniva allestito con apparati tecnologici idonei ad interferire con le comunicazioni fra la zona del colpo con e fra le Forze dell’Ordine, tra questi apparati alcuni dispositivi jammer e disturbatori di frequenze, funzionali a ostacolare le attività di localizzazione e coordinamento fra mezzi di polizia, carabinieri, finanzieri e quant’altro.
Le indagini hanno permesso di ricostruire come sono state svolte quattro rapine, tutte commesse tra il 2023 ed il 2025, colpi che furono compiuti in gioiellerie ed uffici postali. L’ultima di queste sarebbe stata sventata dagli stessi agenti della Squadra mobile in via Borromeo.
Il quadro indiziario raccolto a carico degli odierni indagati si è poi cristallizzato con l’arresto in Versilia, a gennaio 2026, dello stesso uomo che si era reso responsabile della rapina ai Parioli. Nel momento in cui il personaggio è stato catturato, il 62nne aveva con sé una pistola clandestina del tutto simile a quella usata in quell’episodio e di una delle auto rubate preferite dall’associazione.
I gravi indizi di colpevolezza raccolti dagli investigatori della V Sezione, coordinati dai magistrati del Dipartimento criminalità diffusa e grave della Procura di Roma, sono stati accolti nell’ordinanza con cui il GIP del Tribunale di Roma ha disposto la custodia cautelare in carcere per cinque degli indiziati di rapina e gli arresti domiciliari per gli altri due.
Le misure sono state eseguite dagli uomini della Squadra Mobile alle prime ore di questa mattina.