La contagiosissima influenza aviaria da virus H5N1 non era mai arrivata in Australia, ma adesso la situazione sta cambiando, il pericolo si avvicina, tanto da far evacuare ricercatori e personale dall’Isola Macquarie dove molti animali potrebbero essere falcidiati prestissimo dalla malattia.

Sembra che l’ultimo decennio sia sempre più improntato alla lotta contro le infezioni virali, oppure se ne parla e se ne scrive così spesso che sembriamo vivere in un’epoca in perenne lotta contro i virus.

Descrivendo la posizione dell’Isola Macquarie, questa si trova nell’Oceano Pacifico sud occidentale, fra lo stato australiano della Tasmania, la Nuova Zelanda e l’Antartide.
La Nazione appartenente al Commonwealth britannico sta pianificando l’evacuazione di tecnici e e di 24 ricercatori (gli unici abitanti dell’isola) dalla stazione di studio operativa a Macquarie. Come dichiarato ufficialmente dall’Australian Antarctic Division la decisione sullo sgombero del personale è stata presa per proteggerne la salute mentale: “Assistere a una moria di massa di animali selvatici e affrontare i problemi legati alla qualità dell’aria è stato giudicato psicologicamente insicuro per i lavoratori”. Una nave rompighiaccio australiana approderà all’isola a settembre per fare imbarcare e portare via tutti.

L’Isola Macquarie è una riserva naturale e Sito Patrimonio dell'Umanità UNESCO dal 1997, ben nota perché è l'unico luogo sulla Terra in cui le rocce del mantello terrestre sono esposte sopra il livello del mare.

L’infezione a Macquarie ucciderà mammiferi e foche-elefanti marini che fisiologicamente non hanno alcuna difesa contro l’H5N1. Gli studiosi prevedono che molti animali moriranno fra settembre e novembre durante la stagione della riproduzione.

Vittime predestinate di questa infezione anche gli Skua antartici, grandi uccelli predatori e spazzini, poi pinguini, albatros, foche e leoni marini, tutti molto vulnerabili all’assalto del virus H5N1.

L’area antartica e sub-antartica ospita enormi colonie di animali, ambiente ideale per una grande diffusione del contagio.

Molto vivo il timore che si replichi quanto già accaduto nell’Isola Heard, sempre in ambito territoriale sub-antartico australiano, nell’Oceano Antartico, dove è stata strage fra gli elefanti marini: le stime indicano la morte di circa 13.000 cuccioli su una popolazione annuale di 17.000.

Le autorità australiane stanno avviando vaccinazioni sperimentali per alcune specie di uccelli nativi in cattività e piccole colonie di pinguini sulla terraferma. Purtroppo non esistono ancora protocolli o vaccini per proteggere le foche e gli elefanti marini che vivono liberamente in natura.

Bisogna comunque vigilare e lavorare per tentare di arginare il fenomeno.

Il continente australiano si era salvato dai contagi da H5N1 che invece hanno imperversato nel mondo in epoche diverse.
Dallo scorso giovedì però nel sud dell’Australia il servizio sanitario ha registrato 46 casi positivi, tra questi ultimi un delfino trovato morto oltre a uccelli migratori, falchi, cormorani e pinguini. In totale a oggi sono stati refertati 341 casi positivi, confermati o presunti, comunque ancora nessun caso nel pollame.

L’influenza o peste aviaria non è una conoscenza recente, i primi casi registrati risalgono al 1878 in Piemonte anche se solo nel 1901 si comprese che la causa doveva essere un virus poi definito nel 1955.

Uccelli acquatici migratori come le anatre trasportano il virus senza ammalarsi sempre in forma grave, ma rimangono ottimi veicoli per il contagio.

La trasmissione del virus all’uomo avviene quasi esclusivamente per contatto diretto con animali infetti, secrezioni o superfici contaminate. Il passaggio da uomo a uomo è molto raro.

Di Giuseppe Grifeo

Giornalista professionista, nato e maturato terrone, avi terroni, vivente e scrivente. Passione per: astronomia, egittologia, storia - antica e medievale in particolare -, leggende, enogastronomia e la mia Sicilia. Curioso, indagatore, ficco il naso... con eleganza

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