In Sicilia siamo andati oltre alla celebre ironia giocosa di un film della serie La Pantera Rosa. Che figuraccia. Un antifurto attivo, quattro operatori della sicurezza presenti all’interno del MuMe-Museo Regionale di Messina e quattro ladri riescono comunque a impadronirsi di quattro importanti opere d’arte, una a testa. Il numero quattro scandisce questa storia. Il caso accaduto a Messina ha del fantascientifico o del fantasy perché è impossibile che nell’area espositiva non si siano accorti di nulla, nonostante la possibilità di un basista a favorire il furto. Sono state ancora più assurde alcune risposte date dai responsabili. Intanto il “colpo di Ferragosto” ha fruttato ai ladri ben quattro opere di Antonello da Messina, oggetti dal valore inestimabile che i criminali sono riusciti a portare via, indisturbati, dal Museo Regionale Interdisciplinare di Messina. Non sono neppure piccoli oggetti, non tascabili e delicatissime. Sono tre tavole su cinque appartenenti al Polittico di San Gregorio e la tavoletta bifronte rappresentante sul recto la Madonna col Bambino e un francescano orante, mentre sul verso il Cristo in pietà. Questa era conservata in una teca blindata.

In verità i criminali all’Arsenio Lupin in salsa sicula avevano afferrato tutte le preziosissime tavole. Poi, strada fuggendo, per chissà quale imprevisto, ne hanno abbandonate due all’esterno della recinzione del museo. Poco dopo le due opere d’arte sono state notate da passanti che hanno avvisato le Forze dell’Ordine.

Siamo all’assurdo più puro, al di là del solo valore immenso di quanto è stato rubato.
Si potrebbe farne un parallelismo con l’episodio del 19 ottobre 2025 al Museo del Louvre di Parigi: quel rocambolesco furto commesso da una banda di ladri che, sotto gli occhi di tutti, ha sottratto otto preziosissimi gioielli della Corona francese e della collezione di Napoleone Bonaparte per un valore stimato di 88 milioni di euro.

Marisa Mercurio, direttore del Museo è sconvolta, ma non ha senso rilasciare interviste (link Facebook) a RAI, SkyTG24 e a Mediaset dicendo “Ci siamo accorti dopo”.
L’affermazione lascia sbalorditi.
La dottoressa Mercurio sottolinea che il sistema d’allarme funzionava e funziona e che c’era il personale di sorveglianza, tutti i previsti.
C’è chi ha sottolineato come, vista la situazione, la direttrice dovrebbe rassegnare le dimissioni per una primaria questione di decoro, oltre al fatto che se il sistema di sicurezza era operativo elettronicamente e in forze umane, forse non è stato verificato periodicamente, oppure non progettato per un’operatività efficiente anche degli uomini.

Il bello è che il vero intervento umano è scattato solo dopo che si viale Annunziata alcuni testimoni (ripeto e rimarco il fatto), fuori dal Museo, hanno visto due delle cinque tavole del Polittico appoggiate sulle sbarre del muretto che circonda l’edificio. Queste persone hanno chiamato le Forze dell’Ordine, mentre dall’interno della struttura museale non arrivava nulla, neppure una concitata fase di reazione… tutto normale e assonnato. Gli stessi agenti e carabinieri, arrivati davanti alle opere abbandonate, non hanno ricevuto risposta dal Museo a ogni tentativo di chiamare la struttura al telefono. Neppure al telefono rispondevano! Stavano dormendo?

C’è da impazzire…

Inoltre, come mai quelle due tavole stavano buttate lì fuori? Forse nella loro concitata fuga i ladri le hanno mollate per riuscire a scappare il più rapidamente possibile portando via solo le altre.

Assurdo nell’assurdo – le guardie di sicurezza del museo hanno capito che c’era stato un furto solo quando le forze dell’ordine hanno fisicamente bussato alla porta del museo. Una volta entrati gli agenti hanno chiesto al personale del MuMe se le due opere poggiate sul muretto esterno facessero parte della collezione d’arte. L’episodio è stato confermato in un’intervista rilasciata dalla dottoressa Marisa Mercurio e trasmessa in video da RAI, SkyTG24 e Mediaset.

Lo scenario del furto a Messina

È avvenuto la sera di Ferragosto nello stesso momento in cui a piazza Duomo era in scena la processione della Vara per la celebrazione della Madonna Assunta e la presenza di centinaia di devoti e curiosi. Fra il Museo e la piazza a mala pena quattro chilometri di distanza, proprio verso le 21 quando la banda, composta da quattro individui irriconoscibili perché indossavano un casco, ha messo a segno il colpo rubando quegli splendidi pezzi del patrimonio culturale siciliano, italiano e mondiale.

Ai ladri sono bastati pochissimi minuti, da viale Annunziata hanno passato le grate del muretto, sono passati per il giardino del Museo, hanno forzato una porta, sono andati negli ambienti dove erano custodite le opere che intendevano rubare.

Le immagini del sistema di sorveglianza fanno vedere tutto.

Forze dell’Ordine e investigatori hanno riscontrato che il sistema di sorveglianza ha quindi funzionato.

La prima domanda sorge spontanea: nessuno stava guardando le immagini in diretta dalla sala di controllo?
E poi, nessuno degli uomini di sicurezza era operativo anche se ufficialmente lo erano tutti?
Ma cosa vuol dire che il sistema d’allarme ha funzionato?

Furto pluriaggravato di opere d’arte, al momento a carico di ignoti, questa l’indagine aperta dalla procura di Messina, come comunicato dal procuratore capo Antonio D’Amato.

Ripeto, che vuol dire che l’allarme ha funzionato?
Se non c’era nessuno ad ascoltarlo e a utilizzarlo, è come se fosse stato spento. Non bastava che funzionasse se nessuno lo adoperava.
Eppure il personale di guardia doveva esserci.

Ipotesi. Era ferragosto e nessuno stava a guardare gli schermi con le immagini del sistema di sorveglianza e nessuno stava ad ascoltare o a vedere segnali dall’arme dall’apparato di sicurezza perfettamente funzionante.

L’allarme sarebbe scattato quando i quattro criminali hanno forzato l’ingresso e rotto i vetri delle teche per estrarne le inestimabili tavole.

Su questa vicenda non si comprende nulla.

Le quattro splendide opere di Antonello Da Messina saranno state nascoste subito in città o forse rapidamente portate via, impossibile capirlo adesso anche perché ogni porto è stato subito messo sotto sorveglianza e restrizioni. Nulla è stato ancora trovato. Dalla Sicilia si va via solo in nave, traghetto o imbarcazione da trasporto che sia.

Impossibile pensare a un trasporto aereo per fuggire col bottino. Forse con un aereo privato?

Il colpo è di sicuro su commissione, le quattro tavole sono così note e preziose che non si vendono facilmente, anzi, è l’opposto, sono invendibili. Quindi, andranno direttamente a casa del committente.

Per adesso c’è solo un punto certo, investigatori e magistrati faranno le pulci al personale di sicurezza “inconsapevole”, talmente tanto che i ladri sarebbero potuti passare carponi ai loro piedi senza che se ne accorgessero. Sembra ancora più incredibile di un film della serie La Pantera Rosa.

Ora la gente protesta e ha messo in campo un sit-in davanti alla Chiesa del Ringo, sul lungomare Belfiore, tutto organizzato dall’artista Lelio Bonaccorso e dal cittadino Aldolfo Leporino.

Come pubblicato da Tempostretto, Lelio Bonaccorso è stato chiaro, “Siamo qui per manifestare il nostro dolore e la nostra rabbia per questa perdita. E non vale solo per me, per noi messinesi ci tocca molto da vicino ma anche per tutta l’umanità che ha perso un’opera del genere. Ma siamo qui anche per chiedere una reale e non fittizia valorizzazione, tutela e sicurezza del nostro patrimonio che non è solo l’Antonello da Messina”.

“Nessuna istituzione si può sottrarre alle proprie responsabilità – ha aggiunto Adolfo Leporino – non si può affermare lo stesso giorno del furto che gli allarmi funzionano, perché se gli allarmi avessero funzionato il furto non sarebbe avvenuto e non se ne sarebbero accorti solo dei passanti. Quindi questa è una manipolazione della realtà”.

Di Giuseppe Grifeo

Giornalista professionista, nato e maturato terrone, avi terroni, vivente e scrivente. Passione per: astronomia, egittologia, storia - antica e medievale in particolare -, leggende, enogastronomia e la mia Sicilia. Curioso, indagatore, ficco il naso... con eleganza

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