Pioggia tanta sul Lazio nei primi giorni del 2026 con conseguenti pessimi effetti sul territorio, soprattutto per il quadrante Nord-Est di Roma che, come al solito, subisce le bizze del fiume Aniene.
La storia si ripete ciclicamente. In questo 2026 è stata simile a quanto accadde l’11 dicembre del 2008 con il suo replay del 2012 e anni successivi. Non è possibile assistere a queste cicliche ripetizioni anche con piogge estremamente meno corpose di quelle che caratterizzarono momenti critici dal passato.
(tutte le foto a corredo di questo articolo sono copyright © Giuseppe Grifeo/Luciana Miocchi/Di Roma)
Considerazione immediata – Nei cinque giorni di gennaio 2026 (3-7 gennaio) che hanno visto la Tiburtina allagata con quartieri finiti in mezzo all’acqua, è caduta meno pioggia dal cielo che nel solo 11 dicembre 2008. Eppure, seppur non disastroso come 17 anni fa, molti romani sono sempre finiti sommersi e non poco…
Occorre una sana e franca riflessione sui dati di fatto.
Si può comprendere che una metropoli enorme come Roma – estesa quanto sei delle più grandi città d’Italia messe insieme – sia di difficilissima gestione.
Il problema è che l’area danneggiata da esondazioni e allagamenti è spesso la stessa, quella attraversata dall’Aniene, fiume che va poi a gettarsi nel Tevere.
Si tratta di una zona fortemente urbanizzata oltre che ricca di aree produttive e industriali. Eppure, col passare degli anni, queste terre finiscono periodicamente sott’acqua e non per precipitazioni così abbondanti da superare le piogge di fatidici e disastrosi anni come il 2008 o il 2012.
Prendendo i dati da il Meteo che ha un archivio storico risalente fino al 1973, si legge che l’11 dicembre del 2008 caddero su Roma 73 millimetri di pioggia.
Al confronto, sempre a Roma, il 3 gennaio 2026 sono caduti 3 millimetri di pioggia, il 4 gennaio 2026 sulla Capitale sono precipitati 23 millimetri di pioggia, il 5 gennaio 2026 sono caduti 14 millimetri, il successivo 6 gennaio 2026 sono precipitati altri 30 millimetri, mentre il 7 gennaio non ha piovuto.
Prima conclusione – In tre giorni del gennaio 2026 sono caduti 67 millimetri di pioggia sulla Capitale, mentre l’11 dicembre del 2008 – un solo giorno – ha visto precipitazioni maggiori pari a 73 millimetri: 6 in più.
La crisi di 17 anni fa e relativi danni erano parzialmente comprensibili pur con forti disservizi e grandi disfunzioni/colpe nel controllo delle acque territoriali.
Vogliamo passare lo sguardo su Tivoli, a monte del percorso dell’Aniene rispetto a Roma?
- 3 gennaio 2026, 8 millimetri;
- 4 gennaio 2026, 30 millimetri;
- 5 gennaio 2026, 16 millimetri;
- 6 gennaio 2026, 29 millimetri.
Per un totale di 83 millimetri di pioggia dal 3 al 6 gennaio 2026.
Al confronto, l’11 dicembre 2008 fu disastroso, quando in quel solo giorno caddero 84 millimetri di pioggia.
E nei conteggi di quel 2008 non sono stati ricompresi i livelli di pioggia di giorni precedenti e successivi all’11 dicembre, non copiosi come quel solo giorno, ma comunque abbondanti…
Diciassette anni fa vaste aree a nord-est della Capitale furono invase dall’acqua anche per l’esondazione del Fosso di Prato Lungo che era così intasato di terra, di vegetazione, anche carcasse di auto, moto e altro, da non riuscire più ad assolvere il suo compito: fare da valvola di sfogo per le acque in eccesso da convogliare verso pompe/idrovore che scaricavano l’eccesso in appositi invasi…
Purtroppo molte pompe non erano operative e gli invasi erano carichi di detriti. Sott’acqua le realtà produttive fra via di Scorticabove. via Pieve Torina, via Anticoli Corrado e diverse altre. Tempo dopo le imprese penarono anni per ottenere quanto promesso come indennizzo fra contributi della Regione Lazio e del Comune di Roma.
Non solo.
Nonostante l’Autorità di Bacino del Fiume Tevere avesse classificato l’intera area come “R4“, quindi “a grave rischio per vite umane, infrastrutture e attività socio-economiche“, a dicembre 2012 non erano neppure iniziati i lavori per il l’invaso artificiale di espansione fuori dal Grande Raccordo Anulare, opera che avrebbe dovuto proteggere strutture e persone dall’eccesso delle acque.
Diciassette anni fa Regione e Comune si erano messi d’accordo anche per dragare il Fosso di Prato Lungo e per rendere operative le pompe, oltre che per stabilire un monitoraggio periodico/pulizia dei sistemi idraulici di zona.


Adesso però qualcosa sembra essersi di nuovo addormentato. Non funziona.
Le acque sono tornate fuori dagli invasi a modello del 2008 e 2012 per problemi e criticità molto simili a quelle storiche nel sistema di controllo delle acque.
Di quelle situazioni risalenti a 17 anni fa fino alle successive del 2012, 2016, 2017 e 2019, ecco un insieme di poche foto parecchio eloquenti.





















Allagamenti romani edizione 2026
Negli scorsi e primi giorni del 2026 la stessa area della Tiburtina era nuovamente invasa, le aziende di zona finite sott’acqua, una scena che si è ripetuta.
Passando quindi al racconto più attuale, il 6 gennaio alle ore 17,30 tornando da Tivoli lungo la Tiburtina, ecco manifestarsi i problemi fra Raccordo e e l’incrocio con via di San Basilio. La corsia in direzione GRA non percorribile per la quantità di acqua che aveva invaso la carreggiata.
Nell’altra corsia ecco l’esperienza personale, tutte le auto in unica fila, guidati dalle forze dell’ordine, andatura lenta per evitare di alzare ondate d’acqua. Apprensione provata parecchio alta mentre si passava questo tratto di Tiburtina.
L’acqua sgorgava dalle traverse laterali ed è bastato scrutare con lo sguardo per osservare vie coperte di acqua torbida, alcuni operatori. Protezione Civile e Vigili del Fuoco a lavoro per cercare di lavorare con idrovore e autocisterne, di liberare alcuni dei tombini intasati da eventuali da detriti.
Già dal 5 gennaio, a parte la Tiburtina, l’area che ha subito allagamenti è stata ampia interessando un’estensione ricompresa fra III, IV, V e VI municipio. Nella zona interna al Comune di Roma, Lunghezza dove una decina di persone si sono salvate a bordo di gommoni grazie al VI gruppo della protezione civile e ai vigili del fuoco, poi Settecamini, Tor Cervara, Tiburtino Nord, Monte Sacro, Colli Aniene/Ponte Mammolo dove l’acqua ha invaso piani terra e imprese.
A tutto questo si è aggiunta la caduta di molti alberi.
La situazione era già evidente nella provincia est di Roma, è bastato osservare la cascata di Tivoli, molto, molto carica d’acqua per l’apertura di alcune chiuse onde evitare esondazioni particolarmente disastrose.
Dentro Roma, a parte l’acqua che ha invaso il quartiere di Colli Aniene e Ponte Mammolo, il livello del fiume Aniene è salito moltissimo anche in altre aree, per esempio ha lambito la chiave di volta che sorregge l’Antico Ponte Nomentano, segno visivo di chiaro pericolo.